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Autore Topic: Costruire un athame (dalla A alla Z)+  (Letto 2685 volte)

Offline Ariesignis

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Costruire un athame (dalla A alla Z)+
« il: Ottobre 07, 2009, 09:37:32 pm »
Pensando di fare una cosa utile, e visto che se ne parla…

Una delle realizzazioni più “rognose” fra tutti gli strumenti magici è certamente l’athame.
In effetti, a seconda di quanto si è puristi, la sua realizzazione può richiedere da un anno a qualche giorno. Il problema principale sta nei materiali (non ho bisogno di dirlo, ma un conto a lavorare il legno della bacchetta, un conto è lavorare dell’acciaio!) e negli attrezzi richiesti spesso non a disposizione di tutti… ma con qualche benedizione, qualche amico e un po’ di buona volontà si può fare tutto.

Non entrerò qui nel merito di come i materiali e le forme abbiano –certamente- corrispondenze simboliche, ragionerò da artigiano…brico strega, appunto, degli aspetti teorici e simbolico magici si parla in altri lidi…

Specifico inoltre che sto scrivendo per chi è già un po’ grandicello, non per fare differenze di età, ma purtroppo certe spese e attrezzature sono oggettivamente problematiche per un minorenne… non me ne voglia nessuno.  E’ poi da considerare che certe lavorazioni hanno una qualche rischiosità, e invito a provarsi in quelle realizzazioni solo chi ha già una certa manualità con gli strumenti utilizzati nella lavorazione dei metalli.

Ad ogni modo, certe lavorazioni e certi consigli potranno servire anche a chi non partirà a costruirsi un athame da zero.

MATERIALI

Manico e lama. I materiali sembrerebbero scontati ma, come al solito, le cose sono più complicate di quanto sembri. E’ vero che spesso la lama non la si affila… ma chi si fa la fatica di costruirsi un athame non gradisce averne uno che si piega o che si sbecchetti, o peggio ancora arruginisca negli anni.
Parimenti non è scontata  l’immanicatura. Se il materiale non è scelto e montato secondo la sua appropriata natura, ci ritroveremo con il famoso coltello “che balla nel manico”: una tristezza. Ecco quindi qualche breve punto su cui confrontarsi  fin dall’inizio.

I – Per la lama

a)   FERRO – Ovviamente più duttile dell’acciaio per il suo minor tenore di carbonio, è certamente il materiale migliore per fare qualche prova iniziale con martello, incudine e fucina. Di contro è parecchio ossidabile e scarsamente temprabile. Con una buona padronanza del fuoco in fucina è possibile “acciaiarlo” facendogli assumere carbonio dal coke (corbon fossile spesso da miscelarsi a carbone vegetale) e stabilizzandolo nel reticolo cristallino a suon di martellate e ricotture, ma è un procedimento lungo e difficile non sempre con buoni risultati (era il più usato nel medioevo quando non si avevano i soldi per l’acciao svedese). Quelli che si interessano di alchimia (davvero, e non solo leggendo libri) o che hanno qualche esperienza di archeologia sperimentale sanno che le operazioni per l'acciaiazione saranno notevolmente migliorate dalla qualità e quantità del coke usato nella liquazione della pirite, a chi si volesse provare in tanta fatica, affinchè non si deluda subito dopo la liquazione e rimozione del più possibile della ganga, ricordo che deve seguire purificazione al crogiuolo (chiuso!!!) a cui è da aggiungersi un poco di vetro soda per aumentare la fluidità nella fusione.

b)   ACCIAIO – Una delle scelte oggi più utilizzate. Non starò a ricordare che l’acciaio è ferro con un alto tenore di carbonio (più alto ancora si parla di ghisa, da evitare).  Garantisce risultati eccellenti, ma richiede trapani affidabili con punte ben affilate, smerigliatrici con dischi decenti e, nel caso di forgia, un martello automatico (a meno di non essere in due… culturisti con martelli da almeno 10kg). In commercio ne esistono numerosissimi tipi,  ampiamente standardizzati … ma è difficile poter scegliere l’acciaio giusto semplicemente chiedendo ad un fabro, spesso non sanno nemmeno loro che acciaio acquistano o, più semplicemente, scelgono quello che lavorano meglio: il che, spesso, significa che non è adatto per delle lame. Cosa significa “adatto alle lame”? Significa un acciaio che abbia un buon compromesso fra flessibilità , durezza e resilienza (resistenza all’urto, alla botta).  Quest’ultimo genere di acciaio, a meno di non rivolgersi a ditte specializzate (in genere essai esose), è in realtà non troppo difficile da trovare da un comune sfasciacarrozze o da un ferramenta di paese:
       ba) Acciai per lame a nastro: si tratta di acciai armonici… quindi perfetta flessibilità ma generalmente troppo sottili a meno di non lavorarli alla forgia piegandoli e ripiegandoli su stessi  (serve quindi fucina e borace)
       bb) Acciai da lame di sega circolare: se sufficientemente grandi e spesse, da queste seghe è possibile ricavare fin da subito la forma del nostro coltello… non ci servirà ne la forgiatura e né la tempra (a meno che no vogliate affilarlo -?!-, ma ricordo che un coltello a doppia lama è ILLEGALE). Basterà tagliare la lamacon una smerigliatrice angolare secondo la forma voluta.
       bc) Acciai da molle di camion o ammortizzatori a balestra dei fuori strada: sono la scelta preferita dei forgiatori dell’europa dell’est; oggi le migliori spade da combattimento usate nella scherma corazzata arrivano proprio da là… dai vecchi camion dell’URSS. Purtroppo, anche in questo caso, serve una forgia e la tempratura, ma a meno che non vogliate usare tecniche di piegatura o pattern welding non avrete bisogno della borace come fondente.
       bd) Acciai in filo/fune: avete presente i cavi da acciao quelli intrecciati per rimorchiare auto o similia? Ebbene sì, è un acciaio praticamente perfetto per fare lame. Oltretutto, durante la forgia si crea naturalmente una lavorazione di tipo pattern welded che conferirà alla lama una tipica damascatura… lame del genere le ho viste oggi in giro a non meno di 300 euro per un 10cm: ladri. Basta una giornata di lavoro… ma non può mancarvi una forgia, borace, un bel martello… e una grande maestria nella tempra: sarò io a non essere un granché, ma se nella forgiatura non equlibrate l’uso del fondente, durante la tempra la lama vi salterà (1 su 2 come minimo).

c)   BRONZO – Era il metallo ad uso rituale più utilizzato nella prima antichità. La lega di stagno e rame, dato il basso punto di fusibilità, non è difficle da preparare anche senza l’uso di fondenti. Basta un bello strato di carbone preparato in un buco del terreno all’aria aperta, un mantice continuo e un crogiulo (anche un vaso di terra cotta chiuso al fondo spesso da buoni risultati senza creparsi… ma prima fate una prova per vedere se regge e scaldatelo per gradi).
I pugnali in bronzo migliori sono fatti in due fusioni, una parte di lega con almeno il 70% di stagno per la lama (è incredibile quanto diventi resistente!) e una parte di lega al 30-40% per il manico. Il pugnale è preparato per colata in stampo. Nel caso si usino due leghe come detto sopra, gli stampi e le colate saranno ovviamente due: con un po’ di acume basta una visita ad un museo archeologico per comprendere forme e modalità.


Se non avete l’attrezzatura necessaria (vedremo in seguito) e/o la possibilità di costruirvi una fucina improvvisata potete comodamente acquistare lame già pronte e trattate termicamente in molti siti on-line dedicati (in questo caso sconsiglio la tempra, 9 su 10 rovinerete il pezzo, potete passare quindi a piedi pari sulla parte che dedico al manico).

AGGIUNTA "POSTUMA": L'utilizzo di altri materiali rispetto a quanto sopra elencato esula da qualunque delle tradizioni oggi note e/o diffuse (poi, se qualcuno si sveglia e decide di farsi un athame in fibra di carbonio, ceramica, molibideno o ossidiana...io non so, contento lui)

II – Per il manico

a)   LEGNO – Il legno andrà scelto ovviamente in base a due caratteristiche essenziali: stabilità nel tempo e durezza. Spesso sono fattori che vanno a braccetto e, comunque, quanto alla stabilità una buona stagionatura è sempre essenziale perché il legno “vive”, con l’umidità si deforma e “respira” (oggi stabilizzano il legname anche con un processo di essicazione industriale piuttosto rapido, brutto a dirsi ma meglio un legno simile ad uno fresco). Per quanto riguarda invece la durezza oggi, considerando anche le varietà esotiche come il cocobolo il padouk, pau ferro ecc. ecc. non ci sono grandi problemi… per i legni casalinghi si dovrà invece optare per essenze quali l’acacia, il frassino o la quercia. Sappiamo però che classicamente il manico dell’athame è nero e l’unico legno naturalmente tendente a questo colore è l’ebano che però, allo stato naturale, scordatevi di vederlo bruno come ve lo immaginate: quasi tutti i legni nel loro colore “naturale” sono in realtà tinti da turapori e vernici. In sostanza, scegliete un legno secondo “magia”, non solo per il colore, potrete tingerlo come vi aggrada. Certo è che d’innanzi a legni dalle venature meravigliose chi se la sente di dare una pennellata di smalto nero? Ora, dopo sta paparozza, diciamo che personalmente consiglio l’ebano africano;  è un legno costoso che trovate solo in siti di vendita on-line spesso dedicati alla liuteria (cercate quelli rivolti alle chitarre, generalmente hanno i tagli che più si avvicinano alle nostre esigenze). Generalmente il legno è utilizzato per immanicature a guancette; mal si presta ad immanicature dirette che sono possibili solo con lame dotate di un codolo a tutto manico che andrà poi ribattuo sull’estremità di un pomolo metallico che funga da contromanico e fissaggio.                                   

b)   CORNO – Qui, volendo mantenere il nero, la scelta è più difficile e dobbiamo escludere a priodi le corna degli ungulati quali cervo, renna ecc.
        Ba) Orice – E’ lunico corno nero che più nero non si può. Dalle forme peraltro bellissime che ben si accostano ad una lama elegante.  Dato il diametro e la sezione tonda non si presta ai manici a guancette ma solo all’applicazione diretta a caldo.
E’ piuttosto costoso e il suo andamento leggermente spiraleggiante non lo rende sempre adatto alla realizzazione di immanicatura a meno di non raddrizzarlo preventivamente alla fiamma, a mio modesto parere, però, i risultati sono spesso meravigliosi.
       Bb) Bufalo d’acqua – Generalmente è commercializzata la varietà indiana. Di colore nero, a seconda della qualità può presentare striature grigie o grigio bianche più o meno evidenti a seconda della lavorazione che può subire in termini di spessore (esternamente è solitamente di un bel nero compatto e le venature appaiono avvicinandoci all’interno). I rivenditori sono soliti rendere disponibili tre tipi di stock:
              1)   il naturale, a corno intero, richiede il taglio della guancetta e che questa sia raddrizzata alla fiamma; dalla sua, nonostante ci sia più lavoro, questo stock consente di selezionare le parti del corno che più ci interessano per omogeneità di colore o venature
              2)   a guancette simmetriche, già raddrizzate; molto comode ma non selezionabili in base al colore (quel che arriva, arriva)
              3)   a guancette scolpite a modi orice; è un sistema utilizzato per ovviare alla rarità di grossi diametri nelle corna di orice o per immanicature particolarmente elaborate; generalmente è meno costoso dell’orice originale, ma in termini di qualità prezzo non sempre conviene come sostitutivo.
        Ba) Bue – In commercio è disponibile nelle più svariate tonalità, raramente nero omogeneo è di sovente venato da numerose striature grigie grigio-bianche o bianche che, assotigliandosi assumono una bella trasparenza simile all’alabastro nei pezzi migliori. Come per il bufalo d’acqua il nero è generalmente all’esterno e verso la punta del corno, quindi, nonostante siano disponibili in commercio tagli a guancetta, per avere pezzi di un bel nero consiglio l’acquisto di un corno da cui scegliere le parti che andranno poi raddrizzate alla fiamma.

c)   CUOIO - E' necessario che sia del più robusto, il taglio migliore di pelle per questo uso e quello della schiena verso i fianchi del bovino: spesso ma non eccessivamente rigido. Per le immanicature può avere due utilizzi:
        ca) utilizzato come rivestimento nelle immanicature dirette di legno. E' un genere di manico piuttosto complesso da realizzare con buoni risultati. Spesso utilizzato in spade e daghe. Si cuce al rovescio una "calza" di cuoio della misura adatta ad essere infilata sull'anima di legno; una volta pronta la calza, si copre di mastice la parte di legno e si calza (sì, proprio come un collant) il cuoio facendo si che il lato della cucitara resti all'interno. Un risultato preciso e senza pieghe richiede una buona manualità, credetemi.
        cb) Se avete presente le vecchie roncole contadine, alcuni coltelli da caccia americani o il celebre -per gli appassionati di coltelleria- "camillus", vi sarà già venuto in mente che altro uso può avere il cuoio.
Si tratta di ritagliare numerosi dischetti forati di cuoio che infilati e pressati fra la guardia e il pomolo di chiusura costituiscono il manico. E' una lavorazione noiosa ma non difficile e che da buoni risultati. I manici di questo genere possono essere tinti di nero agevolmente, consentono una buona presa e sono molto comodi. Di contro hanno che con il tempo tendono a "mollarsi" quando il cuoio cede.

III – Colle e sostanze varie

a)   COLLE – In antichità, per collaggi di questo genere si utilizzavano colle di origine animale come la colla di coniglio (ancora oggi disponibile dai venditori specializzati in belle arti e restauro).Non credo che ai nostri tempi, fatto salvo il restauro, valga la pena di lanciarsi in avventure del genere. Com’è arci noto oggi in commercio esistono una marea di colle tutte più o meno valide. Per i nostri scopi sono da preferire le colle ad alta densità e tenuta come le epossidiche bicomponente. Nonostante le immanicature debbano reggere di per sé, una buona collatura garantisce –oltre ad un dovuto margine di sicurezza in più- l’eliminazione di tutti quei micro giochi fra le parti che alla lunga possono far perdere robustezza al manico. Ai puristi che vogliono farsi proprio tutto da sé, ricordo che la colla di coniglio, dopo essere stata in ammollo in acuqa fredda, una volta gonfiatasi va scaldata ASSOLUTAMENTE E SOLO in bagnomaria non superando MAI i 50-60°, altrimenti potete buttare via tutto (pentolino compreso).

b)   VERNICI – Anche in questo caso gli approcci possono essere due: all’antica o alla moderna. Mentre per le colle consiglio i ritrovati moderni, per le vernci, consiglio i vecchi preparati. Generalmente le vernici sono utilizzate per le immanicature in legno e, non so se sia solo una mia impressione, ma le vernici moderne lo uccidono. Il mio consiglio è di utilizzare come vernice della resina di sandracca in soluzione alcolica; rispetto la gommalacca è più brillante e non tende al rossastro. I più bravi potranno provarsi con il dammar (peraltro ottimo come incenso) e similia, ma io personalmente, per quel che erano le mie esigenze, non ho mai ottenuto qualcosa che mi facesse dire “ne è valsa la pena”. Vedete voi.
Ricordo inoltre che i legni possono essere lucidati anche con le cere e che ,alcune varietà come l'ebano, il palissandro e in genere il gegni dure compatti, omogeniei e apori stretti, possono essere mantenuti al naturale.

c)   ACIDI – Per chi decidesse di decorare la lama con disegni di varia natura o per chi, avendo una lama ottenuta da filo d’acciaio o da lavorazione pattern welded dovesse “fare uscire” la damascatura, sono necessari gli acidi. I classici sono il nitrico ed il solforico –le soluzioni di diluizione le dirò poi- ma per l’incisione di disegni potete accontentarvi dei più reperibili acido cloridrico (è venduto in soluzione leggera ma ancora efficace nei super market con l’antiquato nome di acido muriatico) o il percloruro ferrico (lo trovate nei negozi di hobbismo elettronico per incidere le piaste di rame dei circuiti).

c)   CERE/OLII – Per proteggere immanicature in legno che si prestano a questo trattamento, potete optare o per le cere colorate e tingenti... a mio avviso non ideali, o per la cera pura micro cristallina utlizzata per il restauro dei mobili. Alle cere, per un trattamento ancora più leggero è possibile utilizzare dell'olio paglierino o una rapida passata di olio di lino, ma personalmente non mi convince granché e non ho mai ottenuto risultati adeguati all'uso di un manico.
La stessa cera potrete utilmente utilizzarla per la lavorazione d'incisione all'acido della lama.

d)   ALTRO – C’è certamente dell’altro… ma ora non mi viene in mente!!! Per dubbi sono comunque qui.
« Ultima modifica: Gennaio 18, 2010, 01:11:16 am di Shaya »
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Offline Ariesignis

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Re: Costruire un athame (dalla A alla Z)
« Risposta #1 il: Ottobre 07, 2009, 11:23:11 pm »
Proseguiamo ora con gli strumenti necessari secondo il genere di lavorazione con cui intenderete cimentarvi. Salendo di complessità sono dati per acquisiti gli strumenti elencati in precedenza.

STRUMENTI DI BASE

I - Per la sola immanicatura, quasi certamente vi serviranno:

1-Trapano e punte per ferro/acciaio di varia dimensione – Per fare i fori passanti delle guancette e le eventuali svasature agli ingressi, per eventuali fori guida nelle immanicature dirette; l’idea è un trapano a colonna che vi garantirà fori perfettamente verticali.

2- Seghe per legno e ferro – Utilizzo direi ovvio; forse è meno ovvio sapere che per i legni duri come l’ebano, per ritagliare le guancette è migliore la sega da ferro e, in certi casi un buon seghetto da traforo (ricordate di passare sempre un poco di sapone lungo la lama!)

3-Martelli – in acciaio e morbidi in resina (legno o simile) per i “pin” di fissaggio delle guancette. Un martello più robusto sarà invece necessario per ribattere il codolo della lama qualora decideste di utilizzare un’immanicatura diretta.

4-Lime – da legno e da ferro di varie forme e dentature per sagomare il manico (per le lime da ferro vedi ragionamento per le seghe.)
5-Carta vetrata di varia grana per le finiture (specie per il corno serviranno carte vetrate anche molto fini se si desidera l’effetto lucido.)

6- Morsa – Una morsa da banco stabile, fissa e sufficientemente robusta.

7-Altre ed eventuali – Alcune immanicature potranno richiedervi i più disparati strumenti, dalla pinza al cacciavite al coltello/bisturi… insomma qualche attrezzo in più non fa mai male.

8-“Extralusso”- Per chi non si accontenta, esiste “Santo Dremel”, ossia una microfresa in grado di incidere, scolpire, fare insomma di tutto nei lavori “di fino”. Cito la marca, scusatemi, ma lo faccio non per scopi commerciali ma, piuttosto perché, dopo averne bruciate tre di altre marche per risparmiare, ho capito come mai questa è la più utilizzata. Mettevi una mano sul cuore e una sul portafogli e via: non ne farete più a meno.

II – Per chi lavorerà dell’acciaio/ferro (senza forgia né tempra.)

1 – Smerigliatrice angolare – Con dischi per il taglio e la smerigliatura del ferro, servirà a ritagliare la forma della lama e il suo relativo codolo per l’immanicatura, a dargli l’idea del doppio filo ecc.

2- Punte a spazzola e spazzole per la smerigliatrice – Per lucidare e pulire.

3- Incudine – In questo caso potrà essere piccolo (piccoli colpi di martello per aggiustare sbavature). Sono piuttosto costosi, me ne rendo conto, in certi casi si può però ovviare con qualche pezzo di putrella per costruzione edile.

4- Pinze – Generose e che garantiscano una buona presa della vostra mano, non si capisce bene perché ma capita sempre di averne bisogno…

III – Per chi lavorerà in forgia con dell’acciaio.

1-Forgia – ne esistono di pronte all’uso anche in commercio, ma sono parecchio costose (minimo 600euro); non posso qui spiegarvi come realizzarvene una, ma se arrivate all’idea di forgiare, forse non avrete problemi ad arrangiarvi (in fin dei conti, giuro, basta un motore che spinga aria, un contenitore metallico come un barile tagliato trasversalmente, del cemento refrattario e poco altro – in internet potete trovare disegni e schemi senza troppe peripezie.)

2-Incudine grande – Costoso ma inevitabile.

3-Pinze da forgia – vi consentiranno di manipolare la lama restando a distanza; potete farvele fare da un buon fabbro di campagna per una 50ina di Euro.

4-Martello da fabbro - Ha una testa piatta e una tonda (se non lo trovate, ragazzi, chiedete al fabbro di cui sopra).

_______________________________________

Nel caso mi fosse sfuggito qualche strumento le parti successive lo citeranno di sicuro, considerate questa come una sorta di lista per la spesa "in itinere".

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Offline aria

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Re: Costruire un athame (dalla A alla Z)
« Risposta #2 il: Ottobre 07, 2009, 11:36:38 pm »
ma cos'e'una Smerigliatrice angolare? sorry....ma pensi che bisognerebbe allestire una specie di officina o magari puo'essere fattibile anche a casa....?lo so suonera'come domanda stupida,ma me lo chiedo....di molti attrezzi non so neanche l'esistenza quindi non so quanto siano grandi....

Offline Ariesignis

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Re: Costruire un athame (dalla A alla Z)
« Risposta #3 il: Ottobre 07, 2009, 11:49:54 pm »
Citazione
ma cos'e'una Smerigliatrice angolare?

Santo google può venirti in aiuto! Fai una brevissima ricerca immagini. E' un attrezzo delle dimensioni di un trapano che non fa la dieta da un po'...ma nulla di troppo ingombrante o costoso (se si tratta di modelli piccoli).
A volte è chiamata anche "flessibile", la usano muratori, officine... è piuttosto comune in realtà.

Citazione
sorry....ma pensi che bisognerebbe allestire una specie di officina o magari puo'essere fattibile anche a casa....?

Dipende da che vuoi fare... se vuoi ricavare la lama da un pezzo di acciaio che già si presta puoi fare il più in un cortile (anche se una morsa e un banco di lavoro servono, e non ci sono santi). Se la lama la compri già fatta ma senza manico non serve poi molto: dipende da quanto elaborato è il lavoro che intendi fare.

Citazione
lo so suonera'come domanda stupida,ma me lo chiedo....di molti attrezzi non so neanche l'esistenza quindi non so quanto siano grandi..

No, queste non sono mai domande stupide. Oltre a consigliarti qualche ricerca con google per vedere gli attrezzi, sempre con google cerca "how to... knife making" ci sono molti tutorial in giro.

Ma in particolare, non bisogna spaventarsi all'inizio.
Cerca su youtube "Greenpete's Knife Making"... così ti fai un'idea. Vedrai, è più difficile a dirsi che a farsi. Basta decidere di farlo e armarsi di un po' di pazienza.  :59:
« Ultima modifica: Ottobre 08, 2009, 12:25:30 am di Ariesignis »
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Offline aria

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Re: Costruire un athame (dalla A alla Z)
« Risposta #4 il: Ottobre 07, 2009, 11:55:05 pm »
ehmmm grazie...be'idealmente vorrei qualcosa di carino e raffinato...forse con un piccolo giglio inciso alla base della lama...pero'e'un design che posso rivedere ovviamente....

Grazie comunque... :smile:


Offline aria

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Re: Costruire un athame (dalla A alla Z)
« Risposta #5 il: Ottobre 07, 2009, 11:57:30 pm »
e ho solo un balcone a mia disposizione....al massimo la living room.....ma presumo che faccia sporco...

Offline Ariesignis

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Re: Costruire un athame (dalla A alla Z)
« Risposta #6 il: Ottobre 08, 2009, 12:04:34 am »
Citazione
e ho solo un balcone a mia disposizione....al massimo la living room.....ma presumo che faccia sporco...

Eh sì, questo potrebbe essere un problema: sporco fa sporco... e anche rumore (moooolto rumore).

Uhm temo, Aria, dovrai optare per l'acquisto di una lama già fatta. Ma non disperare, di lavoro ne avrai comunque, specie se desideri dedicarti alla parte decorativa...dal manico in corno all'incisione con l'acido (che può dare risultati incredibili, a volte sono fior fior di artisti a farlo, sempre su google immagini cerca "blade etching", vedrai!)

Queste sono cose che la tua living rom potrà di certo sopportare e ospitare. :jamie:
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Offline aria

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Re: Costruire un athame (dalla A alla Z)
« Risposta #7 il: Ottobre 08, 2009, 12:12:23 am »
ho capito...pero'sono troppo presa dall'idea di forgiare e scolpire la lama...Alister sul forum aveva fatto una descrizione talmente bella e passionale...praticamente voglio farla io....quindi devo vedere...

Grazie mille di nuovo....

Offline Rudra88

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Re: Costruire un athame (dalla A alla Z)
« Risposta #8 il: Ottobre 08, 2009, 12:22:22 am »
La butto lì facile, molto facile: se hai qualche amico o parente che possiede anche un piccolo appezzamento di terreno, va bene anche un prato puoi chiedere il permesso per forgiare tramite stampo qualche lega a basso punto di fusione.
Potrebbe andare bene l'alluminio o lo stagno, ricaveresti una lama abbastanza grezza, che poi potresti levigare con lima e via via con carte seppiate di grana via via più fine.
Sarebbe un lavoro di rifinitura che credo possa ben abbinarsi al tuo living room, con un quantitativo di sporcizia minimo.
"Quello che venera una divinità ritenendo che essa sia altra da sé "Altri è Dio, altri sono io" quello non sa. Per gli Dei è come una bestia. Così come le bestie nutrono gli uomini, gli uomini nutrono gli Dei."

 (Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad I, 4, 10)

Offline aria

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Re: Costruire un athame (dalla A alla Z)
« Risposta #9 il: Ottobre 08, 2009, 12:29:41 am »
Vivo a Londra :badmood:
qui lo spazio e'sempre un problema purtroppo...insomma devo vedere se qualcuno possa darmi a disposizione un giardino,non e'scontato...

comunque mi stai dicendo che se usassi l'alluminio o lo stagno non avrei bisogno di tutto l'arsenale,in quel senso?

Mille Grazie :60:

Offline Rudra88

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Re: Costruire un athame (dalla A alla Z)
« Risposta #10 il: Ottobre 08, 2009, 12:36:13 am »
Usando un metallo con il basso punto di fusione si può ottenere la sua fusione anche in maniera abbastanza artigianale, senza bisogno di forge e fucine.
Bisogna creare la forma della lama all'interno di uno stampo, versandoci all'interno il metallo fuso.
Poi la lama va comunque lavorata quindi levigata, smussando le varie asperità e via discorrendo.
Si possono usare tutti i vari strumenti elettrici, come si può usare una buona lima, armati di tanta pazienza e olio di gomito.
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 (Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad I, 4, 10)

Offline Ariesignis

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Re: Costruire un athame (dalla A alla Z)
« Risposta #11 il: Ottobre 08, 2009, 01:17:03 am »
Vabbé, allora, visto che mi so da il La per le fusioni, parliamone...

Partiamo dal suggerimento di Alister, l'idea è buona, solo non concordo su una cosa:
Citazione
Potrebbe andare bene l'alluminio o lo stagno

Considerazione poco bricostriga, ma magicamente a mio avviso valida, alluminio e stagno (da solo o legato al piombo) non sono esattamente indicati per un athame.
1- L'alluminio per una questione tradizionale (non è colpa del povero alluminio, ma è stato scoperto solo due secoli fa, povero).
2- Lo stagno invece, che pure è legato a Giove, è quasi sempre venduto in lega con del piombo, Saturno, e questo NON va bene. Se proprio si vuole usare lo stagno si cerchino verghe titolate al 100% stagno... ma utilizzato singolarmente, boh...

...e allora mi chiedo, perché non fare del bronzo, non è che ci sia da scaldare poi molto di più...
____________________________

Cosa ci serve per fondere lo stagno o fare del bronzo?

CROGIUOLO
L'ideale è un buon crogiuolo. Per la dimensione, tenete conto che nelle fusioni artigianali di questo genere il crogiuolo non dovrebbe essere caricato ad un terzo della propria capacità e comunque MAI oltre la metà.
Non è facilissimo trovarne uno, bisogna ingegnarsi, ma oggi ho visto che è possibile acquistarli anche su ebay (se vi capita la fortuna di trovarne uno!). I più comuni sono in gres o ceramica, ma sono generalmente piccoli e piuttosto fragili: per le quantità che ci servono andrei su crogiuoli in terra refrattaria o grafite.
Vi evito la storia sul come fare un crogiuolo, Atorene ("Il laboratorio alchemico") impiega quasi un intero capitolo parlandone... e ne andrebbero aggiunti altri dodici dopo aver provato a farselo da se.
Compratelo: è meglio.
Altrimenti resta l'incognita vaso di terra cotta: 1 su 5 ce la fa.
Va scaldato gradualmente, molto gradualmente fino a raggiungere la temperatura usata per la fusione: se regge, incrociate le dita e provate.
Il rischio è che vi si rompa con il metallo (magari già fuso) all'interno. Oltre a perdere il contenuto e vedervi rovinato il lavoro, il punto che mi spinge a sconsigliare la cosa, è il rischio che tale rottura avvenga nel momento in cui lo state maneggiando per fare la colata... non è carino del metallo fuso se vi cade addosso.

CALORE
Fra le varie alternative, le più facilmente percorribili sono due:

a) Fiamma a gas - E' il metodo più rapido e pratico a patto che non utilizziate un vaso in terracotta: la fiamma a gas lo scalderebbe troppo rapidamente. Qui, per fiamma, non intendo quella del fornello da cucina, ma quella ossidante di un bunsen o di un cannello. Nei negozi di ferramenta potete trovare almeno almeno due alternative:
     aa) Comprare una bombola a gas da campeggio da circa 5lt., un cannello da gas con tubo e valvola di quelli che usano i muratori per impermeabilizzare i tetti catramando.
     ab) Comprare uno o più cannelli portatili alimentati con bombolette da campeggio usa e getta.

Considerate fin da ora quanto sarà grande il crogiuolo e quanto metallo dovete fondere, la scelta fra i due sistemi dipende fondamentalmente da questo. Il primo metodo si presta a quantità medio grandi, il secondo a quantità minori. Qui basta mettere il crogiuolo preventivamente caricato e accendere il cannello.
Il crogiuolo potrà essere posato e gestito costruendo una piccola struttura in mattoni refrattar semplicemente posati gli uni accanto agli altri, giusto per sostenerlo e se possibile costruirgli una qualche protezione ai bordi.
Il cannello grande ben si presta a scaldare il crogiuolo da sotto mentre, i cannelli portatili, meno potenti, sono in genere utilizzati sui bordi -in basso- del crogiuolo.

b) Fiamma a carbone - Meno pratica della fiamma a gas ma di certo più economica e "tradizionale". Si scava un buco di 30 cm. almeno di profondità e 40-50cm di larghezza (per i nostri usi è sufficiente); la terra di riporto è messa attorno al buco a modi parete, un tubo di ferro è fatto passare nel terreno in modo da poter insufflare aria alla base del nostro scavo (potrete soffiarla dentro con un mantice o, più comodamente, con una ventola elettrica). Si accende il fuoco con comune legna, e si aggiunge gradatamente del carbone (meglio carbon fossile, ma anche della buona carbonella spesso è sufficiente... in tal caso fatene una buona scorta e munitevi di pazienza), si poggia il crogiuolo già caricato con i metalli da legare direttamente nel carbone facendovelo un poco sprofondare, si aggiunge altro carbone (fino a coprire circa metà delle pareti esterne del crogiuolo) e mano a mano, non troppo velocemente, si inizia a soffiare aria nel tubo via a via aumentando fino ad un regime possibilmente continuo.
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Considerazione valida sia per il sistema a gas che a carbone. Non contano grandi fiamme, grandi cannelli, grandi buchi nel terreno: conta concentrare il calore sul crogiuolo... il calore deve stare in "raccoglimento"... come se pregasse.
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Non dimentichiamo nulla per la nostra sicurezza: almeno degli occhiali e dei guanti (di amianto sono l'ideale, ma in mancanza quelli di pelle da lavoro sono meglio di nulla)... sono il MINIMO del MINIMO. Con un massa fusa di metallo non si scherza. I danni possono essere gravissimi e non a tutti è dato un secondo tentativo.
Poi, sembrerà banale, ma si deve ricordare che, una volta fuso il metallo, il crogiuolo è per l'appunto da spostare!!! Servono delle pinze ad hoc!!! Non lasciate nulla all'improvvisazione, ma proprio nulla:
-predisponete gli stampi vicino al crogiuolo per abbrevviare il tragitto dello stesso mentre lo maneggiate con le pinze;
-assicuratevi che nulla a terra possa esservi d'impiccio o farvi inciampare;
-quando il metallo sta per fondere ripercorrete mentalmente più e più volte la sequenza di movimenti che dovrete fare quando a fusione avvenuta dovrete colare.


Una piccola attenzione comune ad entrambi i sistemi è quella di mettere i metalli in pezzetti non troppo grandi né fini come limatura: nel primo caso impiegherebbero una vita a fondere, nel secondo si agglutinerebbero rendendo difficile una mescolanza omogenea. Diciamo che grossi come chiodi può andare. Per il bronzo, le proporzioni fra rame e stagno le ho date e l'esperienza vi farà presto capire che non è la medesima cosa mettere stagno e rame mischiati ugualmente o l'uno sopra l'altro o viceversa. Qui però seguo l'esempio di chi l'ha fatto notare a me una volta, non dico di più: la soluzione sta nel provare e vedere. Ha un suo senso... esoterico direi.

A fusione avvenuta, attendete che la massa assuma un poco più di fluidità, portate pazienza.
Con un mestolo o un cucchiaio opportunamente adattato con una prolunga, elminate di tanto le scorie in superficie. Una bacchetta di metallo vi aiuterà a dare un leggera mescolata di tanto in tanto.

Ora non restano che gli stampi... dell'argilla ancora fresca e morbida può andare egregiamente: badate solo che i due pezzi siano ben saldati e che il foro d'ingresso della colata sia sufficientemente grande e con una svasatura d'ingresso piuttosto pronunciata: oltre che farvi da imbuto vi eviterà che il medallo "venga su" come fa la pastasciutta quando l'acqua è bollente e ci si scorda il coperchio sulla pentola.


Per il resto, qui, non si può che andare per esperienza. E' questo il suo bello.

A fusione completata, a pezzo raffreddato, non resterà che rifinire il tutto con lima e cesello.

Per chi tenterà questa via, buon lavoro.
« Ultima modifica: Ottobre 08, 2009, 01:38:57 am di Ariesignis »
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Offline Cordelo di Quart

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Re: Costruire un athame (dalla A alla Z)
« Risposta #12 il: Ottobre 08, 2009, 01:35:42 am »
Nei magazzini che vendono materiale elettrico per professionisti/installatori si vendono barre di rame ricotto (bandelle) utilizzate per la messa a terra delle sale quadri.
Chi conosce un elettricista impiantista può magari scroccargliene qualche ritaglio di lunghezza sufficiente (ne avanzano sempre)
Queste credo si prestino meglio ad una lavorazione casareccia con pochi attrezzi (e molta pazienza).
Ieri è storia, domani un mistero, oggi un dono.
Ecco perchè lo chiamiamo presente.

Offline Ariesignis

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Re: Costruire un athame (dalla A alla Z)
« Risposta #13 il: Ottobre 08, 2009, 01:50:15 am »
Citazione
Queste credo si prestino meglio ad una lavorazione casareccia con pochi attrezzi (e molta pazienza).

Epperò non mi risulta che esista una qualsiasi tradizione che utlizzi athame di rame.
Voglio dire Cordelo, in effetti, tu hai dato risposta ad un'esigenza di Aria, vera e concreta...non è per farti una critica, però credo tu possa capire la mia perplessità, no?

Se lo scopo è la lavorazione casereccia ben venga, ma a questo punto, perdonami, sarei tentato di suggerire il dash... che è ancora più comodo.  :look:

(mo' mi metto a spiegare come si fanno gli athame in pasta sale  :biggrin2: , sarebbe un successone!)
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Offline Cordelo di Quart

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Re: Costruire un athame (dalla A alla Z)
« Risposta #14 il: Ottobre 08, 2009, 02:15:25 am »
Epperò non mi risulta che esista una qualsiasi tradizione che utlizzi athame di rame.
Se non è che per questo l'athame non è un attrezzo 'tradizionale' streghesco.
Ieri è storia, domani un mistero, oggi un dono.
Ecco perchè lo chiamiamo presente.

 

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