*

Autore Topic: ANIMALI ESOTERICI  (Letto 1297 volte)

Anonymous

  • Visitatore
ANIMALI ESOTERICI
« il: Luglio 25, 2003, 10:06:10 pm »
Secondo numerose storie del passato, la natura avvertirebbe l\'uomo di imminenti pericoli di natura \"naturale\" o di natura \"esoterica\".

Ci sono dei segni che ci dicono che sta per arrivare una tempesta (prima di una forte pioggia si sente sempre il suo \"odore\" ma si tratta cmq di una cosa spiegabile scientificamente, ma è sempre un campanello di allarme che ci fa madre natura) altre volte ci sono segni in cui la natura ci avverte dell\'arrivo di malefici, malocchi, fatture, maledizioni eccetera.

C\'è il caso di un insetto dotato di un \"potere occulto ed enigmatico\" notevole, si tratta della Mantide religiosa.



il nome \"Mantide\" deriva dal greco Mantis-idos che significa profeta. E’ un genere di insetto Pterigota, chiamato volgarmente pregadio.
Le mantidi sono tutti insetti carnivori, che si nutrono di piccoli vertebrati.
Sono insetti molto voraci, la femmina è nota perchè divora il maschio.
La mantide religiosa è senza dubbio uno degli insetti più spettacolari della natura e gli uomini l’hanno da sempre considerata con timore e rispetto.
Con timore, perchè, guardandola da vicino, e dimenticando la sua eleganza naturale, siamo colpiti dall’aspetto mostruoso del suo capo.
Secondo molte credenze popolari la mantide porta il malocchio.
Il nome \"mantis\" che significa profetessa è già di per sè significativo.
La sua comparsa nell’antichità preannunciava la carestia e la sua sinistra ombra, una disgrazia agli animali che incontra.

Aristarco riferisce come essa fosse ritenuta responsabile della mala sorte: è addirittura il suo sguardo a portare male a colui che viene fissato. A Roma era noto il suo potere magico: se qualcuno si ammalava veniva detto \" la mantide ti ha guardato\".

Con rispetto anche a causa della sua postura che sembra essere quella della preghiera: le sue zampe sollevate fanno pensare a mani giunte. La tradizione popolare l’ha chiamata \"Prego Dio\", quindi aveva anche un aspetto benefico.

In altre tradizioni è un’indovina, e indica il cammino ai bambini smarriti perchè intuisce per istinto dove sia il lupo. Questo dicono molte cantilene infantili. Tra gli insetti è l’unica a poter dirigere il proprio sguardo, come ha osservato l\' entomologo Fabre, e come dice Callois, \"gli altri insetti possono solo vedere, la mantide invece può guardare!\" Tuttavia la caratteristica più particolare della mantide è che essa divori il maschio durante o dopo l’accoppiamento.



(Prossimamente vi parlerò di altri animali dotati di \"potere occulto\")                    
« Ultima modifica: Novembre 20, 2009, 09:42:21 am di Shaya »

Anonymous

  • Visitatore
La natura ci avverte del pericolo..
« Risposta #1 il: Luglio 27, 2003, 11:46:50 pm »
Il gufo.

Possiede numerose simbologie, vediamone alcune



1) Il gufo secondo la tradizione dei Nativi Americani corrisponde a colui che non può essere ingannato ed è simbolo della verità. Vederlo corrisponde ad una grossa fortuna, signfica che nessuno ci ingannerà, che siamo protetti (riferito alla persona che viene guardata dal gufo). Se vedete un gufo di spalle allora è segno di pericolo, qualcuno causerà la vostra rovina in nome della menzongia

2) Nelle tradizioni celtiche il gufo e la civetta hanno lo stesso simbolismo pur essendo due rapaci diversi. E\' un uccello sacro e magico e la sua figura, rappresentata da una dea-gufo, è presente nell\'arte del periodo La Tène. Ha molti nomi tra cui Bodach oidche (fantasma della notte) o cailleach bhan (vecchia donna bianca). Il gufo/civetta essendo un simbolo legato al passaggio della morte viene anche chiamato Occhio della Dea. E\' anche il simbolo della saggezza e delle conoscenze antiche.



Curiosità sul Gufo

Il gufo, per certa rassomiglianza con la civetta, viene spesso confusa con essa, sia nelle rappresentazioni figurative sia nelle credenze popolari, assumendo anzi rispetto a quella , un aspetto ancor più sinistro per le sue maggiori dimensioni. Per questo significato, il gufo è del tutto assente nella tradizione araldica; quasi fosse un simbolo demonico e, conseguentemente, di cattivo auspicio. Come simbolo di crudeltà, appare nella mitologia greca, la quale narra appunto di un gufo che, nel fondo del Tartaro, rodeva perpetuamente gli intestini agli Aloidi, i due fratelli Oto ed Efialte, condannati a questo doloroso supplizio per aver tentato l\'assalto all\'Olimpo,e, secondo un\'altra leggenda, per aver tentato di usare violenza ad Artemide. In gufo, o in un più generico uccello notturno, fu mutato Nittimene, la figlia di Nitteo, re di Iria, che, accesa da un\'insana passione per il padre , lo aveva con l\'inganno indotto all\'incesto. Lo stesso significato crudele, collegato con la figura del gufo, è anche nella mitologia cinese, ove il dio del tuono, Lei Kong, che aveva anche l\'incarico di punire coloro che fossero riusciti a sfuggire alla giustizia umana, era appunto rappresentato come un mostruoso vecchio con becco, ali e artigli di gufo. Ma è soprattutto nella tradizione popolare, dal Medioevo ai nostri giorni, che il gufo viene ritenuto uccello di malaugurio, messaggio di morte; non c\'è persona superstiziosa che non ricolleghi la morte di un parente o di un amico al grido del gufo udito non molto tempo prima della disgrazia.



La sua influenza malefica cesserebbe però, sempre secondo la credenza popolare, se il gufo andasse a rifugiarsi in una colombaia: a riguardo ,si ricorda una legge degli antichi Franchi che vietava appunto di uccidere, o comunque di catturare un gufo che fosse entrato nella colombaia di un vicino, e questo appunto per impedire che, con la sua morte , si togliesse al vicino stesso un segno di prossima buona fortuna. Per altri versi però , come del resto avviene nel campo delle tradizioni popolari anche per altri animali, se il gufo è di per sè uccello di cattivo presagio, non altrettanto può dirsi per alcune parti di esso, che anzi appaiono dotate di meravigliose virtù. Si riteneva, già nell\'antichità, che un ubriaco, per guarire dal suo vizio, dovesse mangiare una frittata fatta con l\'uovo di un gufo; antico ma a quanto pare efficace \"siero della verità\" erano il cuore e la zampa destra di gufo, deposti su una persona addormentata, che dopo questo sortilegio, non poteva evitare di raccontare con la massima sincerità tutto quanto aveva fatto. Inoltre queste stesse parti del corpo del gufo potevano servire, se poste sotto le ascelle,per camminare impunemente di notte senza che i cani, abbaiando, rivelassero la presenza del viandante. Si riteneva infatti che il fegato di un gufo ,appeso ad un albero, servisse da richiamo per tutti gli uccelli che avrebbero finito con il posarsi sull\'albero stesso. Nonostante tutte le credenze funeste, che fiorirono nelle tradizioni mediterranee, e nelle opere letterarie dei paesi nordici, il gufo, anche per il suo aspetto posato e serio, viene invece ritenuto animale saggio, simbolo quasi del vecchio e ascoltato consigliere della gioventù. Sotto questa luce il gufo appare nell\'antico poema inglese intitolato Il Gufo e l\'usignolo (the Owl and the Nightingale), composto verso la metà del secolo XIII da un ignoto autore, identificato in Nicholas o John of Guildford; tratta di una tenzone tra i due uccelli sul valore e l\'importanza del loro canto, nella quale interviene anche il poeta, il quale sembra dare ragione , contro la bellezza effimera del canto dell\'usignolo, al canto più roco,ma indice di saggezza, del vecchio gufo.  

                   

Anonymous

  • Visitatore
La natura ci avverte del pericolo..
« Risposta #2 il: Luglio 28, 2003, 03:57:28 pm »
IL GATTO



Il gatto paga cara la sua fama di portafortuna (o portasfortuna).

Nella grande opera che raccoglie i miti e i riti popolari di tutto il mondo, Il ramo d\'oro, James Frazer elenca i modi di uccidere il gatto dopo la mietitura per assicurare un buon raccolto l\'anno successivo. In Danimarca vigeva l\'usanza di seppellire i gatti sotto la soglia di casa per assicurarne la solidità. Gatti disseccati sono stati trovati nelle intercapedini di una casa del \'600 a Parigi, rue Mouffetard; ma gatti vivi sono stati murati anche sotto la torre di Londra e sotto la Christ Church.



Il gatto è sacrificato ancor oggi nelle cerimonie nuziali in Polonia e Transilvania. Ma il sacrificio rituale dei gatti ha una lunga storia: racconta Frazer che nelle Ardenne il villaggio intero soleva danzare e cantare intorno ai falò accesi la prima domenica di quaresima. L\'ultima persona sposata, uomo o donna, doveva accendere il fuoco: \"L\'uso è ancora comune in quella regione (Frazer scrive all\'inizio del \'900) e sul fuoco si bruciavano i gatti o si arrostivano vivi tenendoli sopra le fiamme; mentre ardevano, i pastori cacciavano le loro greggi in mezzo al fumo e alle fiamme come mezzo sicuro per preservarle da malattie e incantesimi\". (INCREDIBILE MA..... VERO)



Il rogo dei gatti era rituale a quaresima e nei fuochi di San Giovanni. Nel mercoledì di mezza quaresima, a Metz, dal 1344 (e fino al 1777) si bruciavano ritualmente tredici gatti racchiusi in una gabbia di ferro. A Parigi, per la festa di san Giovanni, due dozzine di gatti erano bruciate ritualmente sulla Place de Grève (quella dove si eseguivano le condanne a morte): poi il popolo raccoglieva la cenere dei gatti e la conservava a casa come portafortuna. Dal 1471 alla cerimonia assistette il re, il primo fu Luigi XI, e nel 1648 il Re Sole, Luigi XIV, incoronato di rose, e recandone in mano un mazzo, accese il falò dei gatti, gli ballò attorno e prese parte anche al banchetto nel municipio.



In Belgio i gatti non li bruciavano, ma li gettavano dalle torri: a Ypres era una festa rituale la Kattestoet con il lancio dei gatti dalla torre di Korte-Meers: l\'usanza fu sospesa dai calvinisti nel 1578; fu ripresa quando i controriformisti cattolici di Alessandro Farnese riconquistarono la città (1590). La rivoluzione francese, dopo il 1789, la abolì ancora una volta, ma con la Restaurazione la festa fu reintrodotta nel 1847 (il lancio dei gatti era allora accompagnato da balli di gala). Di nuovo interrotta con le due guerre mondiali, l\'usanza è stata ristabilita nel 1947, ma con gatti di stoffa.



Naturalmente il gatto porta anche sfortuna (il leggendario gatto nero che traversa la strada), il suo alito è fetido e causa la morte di chi lo fa dormire accanto a sé nel letto. I suoi peli sono velenosi e nocivi. Perché, in realtà, per tutta la storia, il gatto porta con sé il diavolo, e la donna, e tutti e due insieme, anche se, come scrive Voltaire nel Dizionario filosofico parlando dei nomi delle costellazioni: \"Notiamo che non ci sono gatti nei cieli, come ci sono capre, gamberi, tori, arieti, aquile, leoni, pesci, cani\".



Nell\'alto Medioevo, secondo la chiesa cattolica, le due dee nordiche Freia e Holda apparivano tute le notti, una su una carrozza tirata da venti gatti, l\'altra seguita da un corteo di vergini a cavalcioni su gatti maschi o travestite con le loro spoglie.  Il gatto partecipa al Sabbah: il primo pare si sia tenuto nel 1090 e la strega celebra il sabba mascherata da gatto nero e le donne ballano attorno a satana con gatti appesi alle camicie.



E così, nel 1180 Walter Map, nel De nugis curialium, scrive che gli eretici aspettano, raccolti in silenzio, l\'improvvisa discesa di un gatto nero mostruoso cui nelle tenebre baciano i piedi, gli organi genitali e il disotto della coda.  Tra il 1179 e il 1202 Alain de Lille nei Contra hereticos propone una curiosa etimologia per il nome \"catari\" della setta eretica: proviene da catus, gatto in latino, perché come gatto, Lucifero riceve i loro omaggi. D\'altronde, secondo il vangelo del diavolo, \"solo gli imbecilli ignorano che tutti i gatti hanno un contratto col diavolo; nessuno può dire cosa ci guadagnino, ma è certo che il diavolo li invita a far bisboccia con lui il martedì grasso: per questo in tale giorno è così raro incontrare un solo gatto\" Voi capite perché durante tutto il giorno i gatti dormono o fingono di dormire, l\'inverno presso il fuoco, l\'estate al sole. È perché la notte devono vigilare in permanenza.

Non basta: tra il 1231 e il 1236, il vescovo di Parigi, Guillaume d\'Auvergne, afferma che Satana, con il permesso di Dio, si mostra ai suoi fedeli sotto forma di gatto, da baciare sotto la coda, o di rospo, da baciare sulla bocca.  Il 13 giugno 1233 il papa Gregorio IX, nella bolla Vox in Roma, parla del \"Gatto nero che cadde dal cielo: \"tutti sanno infatti che il giorno del giudizio si vedranno tutti i gatti intenti ad arrampicarsi sui muri dell\'inferno\"



Ed ecco un\'infallibile ricetta per rendersi invisibili. Procurarsi una pentola nuova, una pietra d\'agata, un gatto nero e dell\'acqua attinta da una fontana a mezzanotte precisa. Mettere l\'acqua nella pentola assieme all\'agata, poi metterci il gatto nero tenendo il coperchio nella mano sinistra (altrimenti la ricetta non funziona), lasciar bollire per 24 ore, mettere la carne in un piatto nuovo, gettarla dietro le spalle. Guardatevi allo specchio e non vi vedrete più. (Antico rituale medioevale)

\"Chi dice diavolo dice streghe e stregoneria\" così, nel 1388, un eretico piemontese è bruciato perché ha visto un gatto nero, un demonio. Nel 1427 san Bernardino da Siena scrive che le streghe presumono di trasformarsi in gatte con un unguento preparato con erbe cotte la notte di San Giovanni o dell\'Ascensione. Nel 1579 è bruciata la strega \"Dewell di Windsor\" il cui gatto Gille è stato testimone dei suoi patti col diavolo.



Nel 1586 è bruciata viva a Bergheim la strega Anna Winzelkipfel, colpevole di essersi introdotta, indossando pelli di gatto nero, nella camera di tale Jacques Potter per lanciargli il malocchio.

Nel 1620 è bruciata viva a Vesoul la strega Jeanne Boille che ha confessato di essersi assicurata i favori di un potente demone che le appariva nelle spoglie di un mostruoso gatto nero.
 
Nel 1662 confessa lo stesso crimine la strega Isabel Gowdie, ad Auldearn, nella contea di Nairn, prima di essere bruciata anch\'essa.

Ancora nel 1681, il drammaturgo Regnard, di ritorno da un viaggio in Lapponia, racconta che in quella terra gli stregoni si vantano di poter trasformare in gatti neri tutte le persone malvagie. Una lunga storia di sangue. Sono gli umani, e non i diavoli, a puzzare di bruciato in questo caso.

Naturalmente, accanto alla barbarie c\'è tutta un\'altra storia che ci parla dell\'irta via che ha percorso l\'uomo per accostarsi alla perfetta civiltà gattica. Non solo, come abbiamo visto, la pena di morte che gli egiziani infliggevano a chi uccideva i gatti. Ma anche il rito hindu ortodosso obbliga ogni fedele a tenere almeno un gatto sotto il proprio tetto e la legge di Manu precisa che \"chi ha ucciso un gatto deve ritrarsi nel mezzo della foresta e dedicarsi agli animali fino a quando non sia purificato\".



E Maometto si è accostato davvero alla saggezza quando si è tagliato tutta la manica del vestito, per non svegliare il gatto che dormiva acciambellato sul suo braccio. Benemerito sia anche Hywell Dda che, nel decimo secolo dopo Cristo, introdusse nei codici giuridici del Galles la seguente disposizione: l\'uccisione di un gatto è punita con la prigione o con un\'ingente pena pecuniaria. Se il gatto si è distinto nella lotta contro i topi, si rincara la condanna col risarcimento al proprietario danneggiato di tanto grano quanto è necessario a coprire l\'animale morto appeso per l\'estremità della coda in modo che tocchi appena terra con il muso.

Che grande civiltà dimostrò lo stato francese nel 1976 quando morì André Malraux, appassionato amante dei gatti; questo grande scrittore (e mediocre ministro) fu onorato nell\'immensa corte del Louvre: da un lato di essa un podio con le autorità e il governo; dall\'altro, in fondo, minuscolo, un gatto egiziano in una teca di vetro. E il presidente della Repubblica tenne il discorso funebre rivolgendosi all\'enigmatico felino di ossidiana.

Pensando ai ragazzi, che ancora oggi nelle metropoli del 2000, continuano a bruciare i gatti con la stessa crudeltà descritta da Hogarth nelle sue incisioni, c\'è da credere che la perfetta \"gattità\" sia ancora lontana dall\'essere raggiunta. È vera la bellissima affermazione dell\'antropologo Marcel Mauss: \"Il gatto è l\'unico animale che è riuscito ad addomesticare l\'uomo\".



                   

Anonymous

  • Visitatore
animali
« Risposta #3 il: Luglio 29, 2003, 03:43:47 pm »
Bene, ho scoperto che anche il cane possiede un antico potere \"occulto\" ed esoterico.... è stata una sopresa anche per me. Vi riporto cosa dicono le fonti consultate.



Il cane in passato possedeva diverse simbologia.
Era considerato \"simbolo del freddo\" \"simbolo di fedeltà\"
\"simbolo di leatlà\" \"simbolo di attacco\" \"simbolo di protezione\".

Nelle arti magiche molti maghi tenevano un cane che veniva di solito incatenato e reso molto aggressivo, per poi usarlo come \"protezione\" (veniva di solito inserito nelle stanze dove vi erano libri o strumenti
che il mago voleva difendere da eventuali ladri.



Il cane è anche simbolo del freddo, si narra che quando si vedono
gruppi di cani aggressivi aggirarsi vicino una fontana, significa
che è in arrivo una bufera di neve o di cmq di gelo.

Il cane è anche simbolo di negativtà e di disgrazia. L\'accezione
negativa di cane, cui fu associata l\'idea di disgrazia, si può far
risalire anche all\'antico gioco dei dadi diffuso presso i Romani: il
“colpo del cane” era infatti quello più sfortunato, in cui tutti i dadi
lanciati segnavano il punteggio inferiore.



In antichità i cani venivano usati da maghi (mai dalle streghe, quindi
solo da persone di sesso maschile in qualche modo coinvolti con
le arti magiche ed esoteriche) anche perchè questi avrebbero il
dono di percepire i pericoli in anticipo. Si dice che i cani si agitano
ed abbaiano quando avvertono \"pericoli\" collegati alla natura
(terremoti, forti tempeste, alluvioni, eccetera) e per \"pericoli\"
collegati alla magia (persenze di entità negative, presenza di
energie ostili e pericolose).

Nelle tradizioni clericali, il cane è \"simbolo della fedeltà evangelica\"
ed è spesso raffigurato vicino a Santi.

Infine non si può fare a meno di parlare del CANE CERBERO

Cerbero è il cane a guardia del regno dei morti



Cerbero, mostruoso cane della mitologia greca, è il guardiano
dell\'entrata dell\'Ade, colui che impedisce l\'uscita ai morti e l\'ingresso ai vivi.
Per quanto riguarda l\'iconografia, esistono diverse rappresentazioni
del suo aspetto: le teste sono in numero variabile da una a cinquanta (fonti più tarde gliene attribuiscono addirittura cento), anche se nella maggior parte dei casi sono due o tre.
Inoltre, a volte, lo troviamo raffigurato con la coda serpentiforme
o con serpentelli che gli fuoriescono dal capo o dai fianchi.



Figlio di Echidna e Tifeo, come il fratello Ortro, é stato protagonista
di una delle più celebri fatiche di Ercole. L\'eroe greco, obbligato a
ubbidire a Euristeo, re di Tirinto da lui giudicato \"uomo molto inferiore\", discende nell\'Erebo, prende per il collo la bestiaccia e la trascina
fuori fino alla corte del sovrano.
Ercole stesso, una volta morto e disceso nell\'Ade, racconterà
questo episodio a Ulisse:

\"...Ed ero figlio di Zeus Cronide, ma pianto
senza mai fine avevo: a un uomo molto inferiore
dovevo servire, e m\'ordinava penose fatiche.
Un giorno quaggiù mi mandò, a prendergli il Cane: niente
pensava sarebbe mai stato più grave di questa fatica!
ma glielo portai, lo tirai fuori dell\'Ade:
Ermete mi fu guida, e Atena occhio azzurro\"...
(Odissea, XI, 621-627)



Anche Orfeo, disceso negli Inferi alla ricerca di Euridice, incontra
Cerbero e riesce ad ammansirlo con il suo canto melodioso.
Enea, invece, lo addormenta con una focaccia soporifera gettata
dalla Sibilla nelle fauci della belva.

\"...Giunti che furo, il gran Cerbero udiro
Abbajar con tre gole, e \'l bujo regno
Intronar tutto; indi in un antro immenso
Sel vider pria giacer disteso avanti,
Poi sorger , digrignar, rabido farsi,
Con tre colli arruffarsi, e mille serpi
Squassarsi intorno. Allor la saggia maga,
Tratta di mèle e d\'incantate biade
Una tal soporifera mistura,
La gittò dentro a le bramose canne.
Egli ingordo, famelico e rabbioso
Tre bocche aprendo, per tre gole al ventre
Trangigiando mandolla, e con sei lumi
Chiusi dal sonno, anzi col corpo tutto
Giacque ne l\'antro abbandonato e vinto.\"
(Eneide, VI, 612-629)

Dante, che lo pone a guardia del cerchio dei golosi, ce lo
descrive così:

\"...Cerbero, fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa.
Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
e \'lventre largo, e unghiate le mani;
graffia li spirti ed iscoia ed isquatra...

...Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,
le bocche aperse e mostrocci le sanne;
non avea membro che tenesse fermo.\"
(If. VI, 13-24)



Non ho fonti che mi riportano quali razze sono più idonee per le
arti magiche, credo tutte.

Presto inserirò un nuovo articolo sui LUPI.                    

 

Benvenuto! Effettua l'accesso oppure registrati.
Luglio 31, 2021, 11:24:58 am

Inserisci il nome utente, la password e la durata della sessione.

Ritrovaci su FB