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Autore Topic: Kana'ti e Selu  (Letto 648 volte)

Offline gibraltair

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Kana'ti e Selu
« il: Ottobre 27, 2007, 06:36:36 pm »
Kana'ti e Selu

Tanti anni fa, un po’ prima che fosse creato il mondo, un cacciatore e sua moglie vivevano a Pilot Knob con il loro unico figlio, un ragazzino.



Il padre si chiamava Kana’ti (Cacciatore Fortunato); sua moglie era chiamata Selu (Grano). In qualunque momento Kana’ti si recasse nei boschi, non mancava mai di tornare con un carico di selvaggina, che sua moglie avrebbe tagliato a pezzi e cucinato, lavando via il sangue dalla carne nel fiume vicino alla casa. Il loro bambino aveva l’abitudine di giocare giù al fiume tutti i giorni, e una mattina ai suoi sembrò di sentir ridere e parlare tra i cespugli come se lì ci fossero due bambini.

Quando il bambino alla sera tornò a casa, i genitori gli chiesero chi aveva giocato con lui tutto il giorno. “Esce fuori dall’acqua” disse il ragazzo “e si definisce il mio fratello maggiore. Dice che sua madre è stata crudele con lui e l’ha fatto annegare nel fiume”. Vennero così a sapere che lo strano ragazzo era scaturito dal sangue della selvaggina che Selu aveva lavato sulla riva del fiume.

Ogni mattina, quando il ragazzino usciva per andare a giocare, l’altro si univa a lui, ma dato che tornava sempre in acqua, i genitori non ebbero mai la possibilità di vederlo. Infine, una sera, Kana’ti disse a suo figlio: “Domani, quando l’altro ragazzo viene a giocare, fagli fare la lotta con te, e quando le tue braccia saranno attorno a lui, tieniti aggrappato a lui e chiamaci”. Il ragazzo promise di fare come gli era stato detto, e il giorno dopo, non appena il suo compagno di giochi apparve, lo sfidò a una gara di lotta. L’altro accettò subito, ma non appena misero le braccia l’uno attorno all’altro, il figlio di Kana’ti cominciò a gridare per chiamare suo padre.

I genitori accorsero immediatamente, e non appena il Ragazzo Selvaggio li vide, si divincolò per liberarsi e gridò: “Lasciami andare! Mi hai tradito!”, ma suo fratello si tenne aggrappato finché i genitori raggiunsero il luogo e afferrarono il Ragazzo Selvaggio, portandolo a casa con loro. Lo tennero in casa finché lo ebbero incivilito, ma egli manteneva sempre un atteggiamento selvatico e astuto, e faceva da guida a suo fratello in tutte le marachelle. Non passò molto che i genitori scoprirono che era dotato di poteri magici e lo chiamarono I’nage-utasvhi (Colui-che-è-cresciuto-selvaggio).

In qualunque momento Kana’ti si recasse sulle montagne, riportava sempre indietro un grasso cervo o un daino, o magari un paio di tacchini. Un giorno il Ragazzo Selvaggio disse al fratello: “Sono curioso di sapere dove nostro padre prende tutta quella selvaggina: la prossima volta seguiamolo e scopriamolo”.

Pochi giorni dopo, Kana’ti prese con sé un arco e un po’ di piume e partì verso ovest. I ragazzi aspettarono un po’ di tempo, quindi lo seguirono, tenendosi fuori vista, finché lo videro entrare in una palude in cui c’era una gran quantità di quelle piccole canne che i cacciatori usano per fare le asticciole delle frecce. A questo punto il Ragazzo Selvaggio si tramutò nel ciuffo di piume posteriori di un uccello, che il vento raccolse e trasportò finché si posò sulla spalla di Kana’ti non appena questi entrò nella palude, ma Kana’ti non se ne accorse.

L’uomo taglio delle canne, vi sistemò le piume e preparò alcune frecce, al che il Ragazzo selvaggio – nella sua forma mutata – pensò: “Sono curioso di sapere a che servono questi oggetti”. Quando Kana’ti ebbe terminato di costruire le sue frecce, uscì dalla palude e tornò sui suoi passi. Il vento soffiò via dalla sua spalla il ciuffo di piume, che cadde nel bosco; allora il Ragazzo Selvaggio riprese la sua vera forma, tornò indietro e riferì al fratello quanto aveva visto.

Rimanendo fuori dalla vista di loro padre, lo seguirono su per la montagna finché si fermò in un certo luogo e sollevò un grande masso. Subito corse fuori un cervo che Kana’ti abbatté, dopo di che, caricandoselo sul dorso, partì per fare ritorno a casa.

“Ehi!” esclamarono i ragazzi “Prende tutti i cervi chiusi in quella tana e tutte le volte che ha bisogno di carne, ne fa semplicemente uscire uno e lo uccide con quegli oggetti che fabbrica nella palude”. Si affrettarono e raggiunsero casa prima del loro padre, che doveva portare il pesante cervo e non sapeva assolutamente che lo avevano seguito.

Qualche giorno dopo, i ragazzi tornarono nella palude, tagliarono un po’ di canne e prepararono sette frecce; poi cominciarono a salire la montagna verso il luogo in cui il padre prendeva la selvaggina. Quando vi giunsero, alzarono la roccia e un cervo uscì correndo. Non appena si tirarono indietro per tirargli, ne uscì un altro, poi un altro e un altro ancora, finché i ragazzi furono disorientati e dimenticarono il motivo per cui si trovavano lì.

A quei tempi, tutti i cervi avevano la coda che pendeva all’ingiù come gli altri animali, ma quando uno dei cervi passò di corsa, il Ragazzo Selvaggio colpì con una freccia la sua coda e la fece puntare verso l’alto. I ragazzi lo giudicarono uno sport divertente, e quando passò di corsa il cervo successivo, il Ragazzo Selvaggio colpì anche la sua coda così che rimase dritta all’insù, e suo fratello colpì con la sua freccia il cervo seguente in modo così forte che la coda del cervo fu quasi arricciava verso il dorso. E da allora il cervo tiene la sua coda in questa posizione.

I cervi corsero via finché anche l’ultimo uscì dalla tana e fuggì nella foresta. Poi corsero via branchi di procioni, di conigli e di tutti gli altri animali a quattro zampe, tranne l’orso, perché quella volta gli orsi non esistevano. Da ultimo arrivarono grandi stormi di tacchini, piccioni e pernici, che oscurarono l’aria come una nuvola e fecero un tal rumore con le loro ali che Kana’ti, che stava seduto in casa, udì quel suono simile a un tuono lontano sulle montagne e disse a se stesso: “I miei ragazzacci si sono cacciati nei guai: devo andare a vedere cos’hanno combinato”.

Salì dunque sulla montagna e quando arrivò sul luogo dove catturava la selvaggina, trovò i due ragazzi che se ne stavano presso la roccia, mentre tutti gli uccelli e gli altri animali se n’erano andati. Kana’ti divenne furibondo, ma, senza dire una parola, scese nella caverna e con un calcio gettò da parte i coperchi di quattro orci che si trovavano in un angolo, dai quali sciamarono cimici, pulci, pidocchi e zanzare, che si posarono tutti sui ragazzi. Questi gridarono per il dolore e lo spavento, cercando di colpire gli insetti, ma quelle migliaia di parassiti strisciarono su di loro mordendoli e punzecchiandoli, finché entrambi caddero giù quasi morti. Kana’ti se ne restò a guardare finché ritenne che fossero stati puniti abbastanza, quindi tolse via gli insetti e sgridò i ragazzi.

“Finora, mascalzoni” disse “avete avuto sempre da mangiare in abbondanza e non avete mai dovuto lavorare per procurarvene. Tutte le volte che avevate fame, non dovevo far altro che salire fin qui, prendere un cervo o un tacchino e portarlo a casa perché vostra madre lo cucinasse. Ma adesso avete fatto uscire tutti gli animali, per cui d’ora in poi, quando vorrete un cervo da mangiare, dovrete andare a caccia nei boschi per procurarvelo, e inoltre può darsi che non ne troviate. E adesso filate a casa da vostra madre, mentre vedo se posso trovare qualcosa da mangiare per cena”.

Quando i ragazzi arrivarono a casa erano stanchi e affamati, e chiesero alla madre qualcosa da mangiare. “Non c’è niente da mangiare” disse Selu “ma aspettate un po’ e vi procurerò qualcosa”. Prese un canestro e partì per andare al magazzino. Questo magazzino era costruito su pali, sollevato dal terreno per evitare che vi entrassero degli animali, e aveva una scala e una porta, ma nessun’altra apertura. Ogni giorno, quando Selu era pronta per cucinare la cena usciva per andare al magazzino con un canestro, che riportava a casa pieno di mais e fagioli.

I ragazzi non erano mai entrati nel magazzino e quindi si chiedevano da dove venissero il mais e i fagioli, stante il fatto che l’edificio era tutt’altro che spazioso. Pertanto, non appena Selu fu uscita, il Ragazzo Selvaggio disse a suo fratello: “Andiamo a vedere cosa fa”. Fecero il giro di corsa, si arrampicarono fino al retro del magazzino e spinsero un pezzo di argilla fra i tronchi per guardare all’interno. Videro Selu in piedi al centro della stanza con il canestro sul pavimento davanti a lei. Piegandosi verso il canestro, strofinò il suo stomaco in senso circolare antiorario, e il canestro fu pieno a metà di mais. Poi si strofinò le ascelle nello stesso modo, e il canestro fu pieno fino all’orlo di fagioli.

I ragazzi si guardarono e dissero: “Questo non va: nostra madre è una strega. Se mangiamo quella roba, saremo avvelenati. Dobbiamo ucciderla”.

Quando i due fecero ritorno a casa, Selu conobbe i loro pensieri prima che parlassero. “E così” disse “siete venuti per uccidermi”. “Sì” dissero i ragazzi “Sei una strega”. “D’accordo” disse lei “Quando mi avrete ucciso, ripulite un’ampia zona di terreno davanti alla casa e trascinate il mio corpo per sette volte attorno a quel cerchio. Poi trascinatemi altre sette volte sul terreno all’interno del cerchio, state alzati tutta la notte e vegliatemi, e al mattino avrete mais in abbondanza”. I ragazzi la uccisero con i loro bastoni, le tagliarono la testa e la misero sul tetto della casa con la faccia rivolta verso ovest, dicendole di cercare suo marito.

Cominciarono quindi il lavoro di pulitura del terreno di fronte alla casa, ma invece di ripulire l’intera zona, si limitarono a cinque piccoli punti: questo è il motivo per cui il granturco cresce solo in pochi luoghi, anziché in tutto il mondo. Trascinarono il corpo di Selu intorno al cerchio, e dovunque il suo sangue cadeva a terra, spuntava il granturco. Ma invece di trascinarlo sette volte, lo trascinarono solo due: questo è il motivo per cui la gente ancora oggi ottiene dei raccolti, ma solo due volte all’anno.

I due fratelli si sedettero e vegliarono il loro mais tutta la notte; il mattino dopo era completamente cresciuto e maturo. Quando infine Kana’ti tornò a casa, si guardò intorno, ma non riuscendo a vedere Selu da nessuna parte, chiese ai ragazzi dov’era la loro madre. “Era una strega e l’abbiamo uccisa” risposero i ragazzi “La sua testa è sul tetto della casa”. Non appena Kana’ti vide la testa di sua moglie sul tetto, divenne furioso e disse: “Non voglio restare con voi un attimo di più: me ne andrò dalla gente del Lupo”.

E se ne partì. Ma prima che fosse andato lontano, il Ragazzo Selvaggio si tramutò di nuovo in un ciuffo di piume, che si posò sulla spalla di Kana’ti. Quando questi raggiunse l’insediamento della gente del Lupo, si stava tenendo consiglio nella casa civica. Vi si recò e si sedette, con il ciuffo di piume sempre sulla spalla. Quando il capo della gente del Lupo gli chiese che desiderava da lui, Kana’ti rispose: “A casa ho due ragazzi cattivi e desidero che andiate da loro entro sette giorni da ora e giochiate a palla contro di loro”. Sebbene Kana’ti parlasse come se volesse che giocassero una partita a palla, i Lupi compresero che il significato delle sue parole era che essi andassero a uccidere i due ragazzi, e promisero di andare.

A questo punto, il ciuffo di piume volò via dalla spalla di Kana’ti, e il fumo lo trasportò attraverso il camino fin sul tetto della casa del consiglio. Quando, una volta all’esterno, arrivò a terra, il Ragazzo Selvaggio riprese la sua vera forma, tornò a casa e riferì al fratello tutto quello che aveva udito nella casa del consiglio. Quando però Kana’ti lasciò la gente del Lupo, non fece ritorno a casa, ma passò oltre. Allora i ragazzi cominciarono a prepararsi all’arrivo dei Lupi, e il Ragazzo Selvaggio, lo stregone, disse a suo fratello cosa fare. Corsero intorno alla casa in un ampio circolo, finché ebbero fatto un sentiero tutto intorno ad essa, tranne dalla parte da cui sarebbero arrivati i Lupi, dove lasciarono un piccolo spazio aperto.

Poi prepararono quattro grandi fasci di frecce e li collocarono in quattro punti differenti all’esterno del circolo, dopo di che si nascosero nel bosco e aspettarono i Lupi. Entro un paio di giorni, la maggior parte dei Lupi arrivò e circondò la casa per uccidere i ragazzi. I Lupi non sapevano del sentiero intorno alla casa, dato che vi erano arrivati dalla parte dove i ragazzi avevano lasciato lo spazio aperto, ma nell’istante in cui entrarono nel cerchio, il sentiero si trasformò in un’alta palizzata che li imprigionò. Allora i ragazzi all’esterno presero le loro frecce e cominciarono a scoccarle. E dato che i Lupi non potevano saltare oltre la palizzata, furono tutti uccisi, tranne alcuni che, attraverso l’apertura, fuggirono nella grande palude vicina. I ragazzi corsero tutto intorno alla palude, e un cerchio di fuoco si levò sulle loro orme e incendiò l’erba e i cespugli, facendo bruciare quasi tutti gli altri Lupi. Solo due o tre scamparono e da essi ebbero origine tutti i lupi che sono oggi sulla terra.

Poco tempo dopo, alcuni stranieri provenienti da lontano, avendo sentito dire che i due fratelli possedevano del magnifico grano con cui facevano il pane, arrivarono per chiederne un po’, dato che nessuno tranne Selu e la sua famiglia aveva mai conosciuto prima il grano. I ragazzi diedero loro sette chicchi e dissero di piantarli la notte successiva lungo la strada di casa, di sedersi e di vegliare il grano per tutta la notte: in questo modo, al mattino, avrebbero avuto sette pannocchie mature. La notte successiva dovevano seminarle e vegliarle allo stesso modo, e così ogni notte finché fossero arrivati a casa, dove avrebbero avuto abbastanza grano per approvvigionare tutta la popolazione.

Gli stranieri viaggiarono per sette giorni. Presero i sette chicchi e li vegliarono per tutta la notte fino al mattino, finché videro sette grandi steli, ciascuno con una pannocchia matura. Raccolsero le pannocchie e ripresero il loro cammino. La notte seguente seminarono tutto il loro grano e lo custodirono fino all’alba, quando notarono che era aumentato di molto. Ma la strada era lunga e il sole era caldo, e quella gente sempre più stanca. L’ultima notte prima di raggiungere la loro casa, caddero addormentati, e il mattino dopo il grano che avevano seminato non era ancora germogliato. Portarono con sé fino al loro insediamento il grano che era avanzato e lo seminarono, e con la cura e l’attenzione divennero abili a far crescere il raccolto. Ma sempre da allora bisogna sorvegliare il grano e badarvi per metà dell’anno, mentre prima cresceva e maturava in una notte.

Poiché Kana’ti non ritornava, i ragazzi decisero infine di andarlo a cercare. Il Ragazzo Selvaggio prese una ruota e la fece rotolare nella direzione della Terra che si Oscura. Poco dopo la ruota rotolò indietro, e i ragazzi seppero che il loro padre non era lì. La fece rotolare verso sud e verso nord, e ogni volta la ruota tornò indietro verso di loro: così seppero che il loro padre non era lì. Allora la fece rotolare verso la Terra del Sole, ed essa non fece ritorno. “Nostro padre è là” disse il Ragazzo Selvaggio “Andiamo a cercarlo”.

Allora i due fratelli si incamminarono verso est, e dopo aver viaggiato a lungo si imbatterono in Kana’ti, che camminava con un piccolo cane al suo fianco. “Ragazzacci” disse il loro padre “Mi avete trovato malgrado non volessi rivedervi”. “Sì” risposero “Portiamo sempre a termine quello che cominciamo a fare: siamo uomini”. “Questo cane mi ha raggiunto all’improvviso quattro giorni fa”, disse Kana’ti, ma i ragazzi capirono che quel cane era la ruota che avevano mandato dietro di lui per trovarlo. “Bene” disse Kana’ti “Dal momento che mi avete trovato, possiamo anche viaggiare insieme, ma prenderò io il comando”.

« Ultima modifica: Ottobre 24, 2010, 06:20:36 pm di gibraltair »

Offline gibraltair

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Re: Kana'ti e Selu
« Risposta #1 il: Ottobre 27, 2007, 06:37:59 pm »
Poco dopo giunsero presso una palude e Kana’ti disse loro che lì c’era qualcosa di pericoloso e dovevano tenersene lontani. Passò oltre, ma non appena fu fuori vista, il Ragazzo Selvaggio disse al fratello: “Vieni, vediamo cosa c’è nella palude”. Vi si inoltrarono insieme e, al centro della palude, trovarono una grande pantera che dormiva. Il Ragazzo Selvaggio estrasse una freccia e colpì la pantera su un lato della testa. La pantera girò la testa e l’altro ragazzo la colpì da quel lato. L’animale girò nuovamente la testa e i due fratelli colpirono insieme. Ma la pantera non fu ferita dalle frecce e non prestò più attenzione ai ragazzi.

Uscirono dalla palude e poco dopo raggiunsero Kana’ti che li stava aspettando. “L’avete trovato”, chiese. “Sì” dissero i ragazzi “L’abbiamo trovato, ma non ci ha fatto alcun male. Siamo uomini”. Kana’ti fu sorpreso, ma non disse niente e ripresero il cammino. Dopo un po’, si rivolse a loro e disse: “Ora dovete essere prudenti: stiamo arrivando presso una tribù chiamata Anada'dvtaski (gli “Arrostitori”) e se vi catturano vi metteranno in una pentola e faranno festa con voi”.

Quindi ripresero il cammino. Poco dopo i ragazzi arrivarono a un albero che era stato colpito da un fulmine, e il Ragazzo Selvaggio ordinò al fratello di raccogliere dall’albero un po’ di schegge e gli disse cosa farne. Dopo non molto arrivarono all’insediamento dei cannibali che, non appena videro i ragazzi, uscirono correndo e gridando: “Bene! Ecco due simpatici stranieri grassi. Adesso faremo una grande festa!”. Afferrarono i ragazzi e li trascinarono nella casa del consiglio, invitando tutta la popolazione a venire alla festa. Accesero un grande fuoco, riempirono d’acqua una grande pentola e la misero a bollire, quindi afferrarono il Ragazzo Selvaggio e lo buttarono nella pentola.

Suo fratello non era minimamente spaventato e non tentò di fuggire, ma si inginocchiò tranquillamente e cominciò a mettere le schegge nel fuoco, come per farlo ardere meglio. Quando i cannibali ritennero che la carne fosse quasi pronta, sollevarono la pentola dal fuoco, e in quell’attimo una luce accecante riempì la casa del consiglio e il fulmine cominciò a guizzare da una parte all’altra abbattendo i cannibali finché neppure uno di loro rimase vivo. Quindi il fulmine risalì attraverso il camino e un attimo dopo i due ragazzi si trovarono fuori della casa del consiglio come se nulla fosse successo.

Proseguirono e presto incontrarono Kana’ti, che apparve molto sorpreso di vederli e disse: “Come! Siete di nuovo qui?” “Certo! Nessuno può farci del male. Siamo grandi uomini!” “Cosa vi hanno fatto i cannibali?” “Li abbiamo incontrati e ci hanno portato nella loro casa del consiglio, ma non ci hanno fatto assolutamente niente”. Kana’ti non disse altro, e proseguirono il cammino.

Poco dopo scomparve dalla vista dei ragazzi, ma essi proseguirono finché giunsero all’estremo confine del mondo, dove sorge il sole. Il cielo stava appena calando quando vi arrivarono, ma essi aspettarono finché risalì, quindi lo attraversarono e si arrampicarono dall’altra parte. Qui trovarono Kana’ti e Selu che sedevano insieme.

I genitori li accolsero gentilmente e furono felici di rivederli, dissero loro che potevano fermarsi per un po’, ma che poi dovevano tornare a vivere dove il sole cala. I ragazzi rimasero con i loro genitori per sette giorni, quindi si diressero nella direzione della Terra che si Oscura, e qui si trovano ancor oggi. Noi li chiamiamo Anisga'ya Tsunsdi' (i Piccoli Uomini), e quando parlano fra loro, sentiamo un debole rombo di tuono a ovest.

Dopo che i figli di Kana’ti ebbero fatto uscire i cervi dalla grotta in cui il loro padre era solito catturarli, per molto tempo i cacciatori camminarono su e giù per i boschi senza trovare selvaggina, tanto che la gente diventò molto affamata. Alla fine sentirono dire che i Ragazzi del Tuono erano ancora vivi nel lontano Ovest, al di là della porta del sole, e che se li avessero fatti venire, avrebbero riportato indietro la selvaggina. Allora mandarono loro dei messaggeri, e i ragazzi tornarono, sedettero al centro della casa del consiglio e cominciarono a cantare.

Al primo canto ci fu un suono mugghiante simile a un forte vento di nordest. Il suono si fece sempre più fragoroso e vicino man mano che i ragazzi cantavano, finché, al settimo canto, un intero branco di cervi, guidati da un grande maschio, uscì dalla foresta.

I ragazzi avevano detto alla gente di tenersi pronta con i loro archi e frecce, e quando il canto ebbe fine e tutti i cervi erano vicini intorno alla casa del consiglio, i cacciatori li colpirono e ne uccisero quanti bastavano prima che il branco tornasse nel bosco.

Allora i Ragazzi del Tuono fecero ritorno alla Terra che si Oscura, ma prima di andarsene insegnarono alla gente i sette canti con cui avevano richiamato i cervi.

Tutto questo accadde talmente tanto tempo fa, che i canti adesso sono dimenticati, tutti tranne due, che i cacciatori ancora cantano ogni volta che inseguono i cervi.

Offline chalan

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Re: RACCONTI E LEGGENDE
« Risposta #2 il: Ottobre 22, 2010, 04:44:30 pm »
molto bello questo racconto complimenti!!! :60:
chalan

 

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