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Autore Topic: Dimore del Corpo-Profili dell'identità femminile nella Grecia classica  (Letto 584 volte)

Offline Idhunn

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E' un libro scritto dalla mia professoressa di Etnologia delle culture mediterranee, lei ama trattare tematiche legate al femminile in generale e molti dei programmi che stabilisce per i suoi corsi hanno proprio la femmina e la sua condizione nell'antichità, il femminile, il sacro femminile come punti focali.
Riporto la descrizione del libro e un pezzettino della prefazione.
A me personalmente è molto piaciuto e magari le citazioni inserite possono risultare, per qualcuno, spunto di riflessione al punto tale da desiderare di leggere il libro, libro che a mio avviso è molto interessante.

Dimore del corpo -Profili dell'identità femminile nella Grecia classica-Laura Faranda
"Vergini folli e donne esemplari, madri assassine e miti fanciulle relegate dalla storia nel silenzio della sfera domestica: questo volume trae dal panorama mitico ed epico-letterario della Grecia antica modelli rappresentativi di una nozione occidentale dell'identità  (o dell'alterità) femminile. Attraversare l'alterità di questi soggetti femminili lungo le regioni del silenzio dove si plasmano le loro "immagini" coincide spesso con l'affidarle all'eloquenza dei loro corpi, per ridisegnare attraverso metafore i tratti della loro identità storica ed antropologica. Lo scenario di questo lavoro è dunque rapprsentato dal corpo femminile e dalle sue dimore simboliche: corpo "trasmettitore di contenuti sociali"; axis mundi, sulla cui superficie si disegna e si delimita la coscienza dell'io femminile e delle sue unità di riferimento."

Dalla prefazione di Luigi M. Lombardi Satriani
"Le voci delle donne reali e mitiche, che hanno affollato la scena della cultura greca classica, vengono sottratte dal silenzio storico che era loro inflitto. Al pieno padroneggiamento di una documentazione di diversa qualità e spesso frammentaria l'autrice unisce quì una sensibilità antropologica e letteraria, applicata alle diverse narrazioni elaborate nel tempo".
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Quesse

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Re: Dimore del Corpo-Profili dell'identità femminile nella Grecia classica
« Risposta #1 il: Aprile 24, 2008, 05:55:42 pm »
Mi ricorda molto "Le Dee dentro la Donna" di Jean S. Bolen..
..almeno da quel che dice la prefazione ^^

Interessante comunque...anch'io voglio partecipare a corsi così..(che in effetti potrei..peccato che costano un sacco  :nyssa: )

Offline Idhunn

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Re: Dimore del Corpo-Profili dell'identità femminile nella Grecia classica
« Risposta #2 il: Aprile 24, 2008, 07:34:34 pm »
Casa editrice: Meltemi editore.
Tra l'altro proprio ieri ho visto la Faranda al laboratorio di mitologia.
Adoro quella donna per i temi che tratta e per la preparazione che ha:)

Quesse i corsi universitari sono a libera frequentazione nel senso che puoi assistere anche se non sei iscritto...più che altro è che lei insegna a Napoli e Roma e quindi è un po' lontanuccio.
Dovrei avere le registrazioni del corso di Etnologia delle Culture Mediterranee se ti interessano, magari se scavo nel materiale del primo anno riesco a reperirle.

Idhunna
« Ultima modifica: Aprile 24, 2008, 07:36:37 pm di Idhunn »
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Offline Idhunn

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Re: Dimore del Corpo-Profili dell'identità femminile nella Grecia classica
« Risposta #3 il: Aprile 24, 2008, 08:01:45 pm »
Riposto perchè stavo sfogliando il libro e c'è una parte, che a me personalmente piace tanto, e che magari può essere spunto di discussione:). Riporto solo alcuni frammenti altrimenti risulterebbe essere troppo lunga.

Da pag. 28 e seguenti
"Attributo femminile per eccellenza, lo specchio va concepito come fenomeno-soglia che marca i confini tra l'immaginario e il simbolico.
Si specchia chi sa di essere doppio, chi accetta di convivere con la presenza tangibile di una seconda realtà, parallela a quella a quella vivente ma non meno importante di quella reale e operante.
Si specchia, anzitutto, la donna; e quando la donna si rifiuta di specchiarsi, si tratta di una dea vergine, che per un preciso disegno divino, ha consacrato la propria femminilità all'inafferrabilità di una forma e all'interdizione da una corporeità di cui l'immaginario greco non riesce a formulare un profilo unitario, e quindi al progressivo all'allontanamento da un'immagine corporea che evoca il pericolo dell'alterità femminile".
Di tale alterità alienata dovette essere consapevole Atena, il giorno in cui, suonando il flauto-strumento da lei inventato per simulare i suoni striduli della Gorgoni- si specchiò nelle acque di un ruscello e vide il suo viso sfigurato, deformato dallo sforzo dell'insufflazione: non la solennità imperturbabile di un volto divino, ma il ghigno raccapricciante di un volto di Medusa".

Faccio una piccola analisi personale della questione riguardante Atena, divinità che personalmente non mi fa impazzire.
Atena rappresenta uno di quegli archetipi nonché aspetti simbolici che segnano la “fine”, e quindi il passaggio, dalle concezioni spirituali basate sul femminile e sui concetti di duale/sacro femminile, (di cui esempio erano Demetra/Core), a concezioni spirituali di stampo patriarcale. Ciò si nota per diversi motivi: in primo luogo Atena nasce dalle testa del padre “Zeus” e ciò evidenzia una negazione della maternità stessa intesa come perpetuazione della vita. In secondo luogo Atena è rappresentazione di quel femminile TOTALMENTE controllato e addomesticato che si oppone invece a quel femminile istintivo/primordiale e in un certo senso “primitivo” che caratterizza le divinità femminili arcaiche. In una Grecia in cui si sta affermando la polis. che è emblema della perfetta organizzazione. gli istinti femminili vanno “addomesticati” per evitare che creino scompiglio nel perfetto ordine della polis stessa. Durante i funerali, ad esempio, potevano partecipare al massimo 3.-4 donne perché il  pianto femminile era troppo istintivo e non controllabile. Ma ritorniamo ad Atena: è il rigore, è il controllo, la perfezione logica, è “Arma”-> attributo maschile, è la negazione del femminile istintivo e “naturale” ed infatti Atena cosa fa? Si scaglia contro Medusa che diventa un “mostro” proprio perché è rappresentazione stessa della natura primordiale distruttiva/creatrice della Grande Madre (io adoro Medusaaaaaa). Ma Atena E’ Medusa, è una Medusa che tuttavia non riesce a far emergere la parte reale di se principalmente perché non riesce ad accettarla poiché “ciò che non è controllabile non è cosa buona”. Atena è la creatrice del Flauto, strumento “estatico” per eccellenza, ma dopo averlo suonato ed aver visto il suo volto uguale a quello di Medusa lo getta e non lo suonerà mai più. Rifiutando il flauto, elemento estatico, rifiuta la parte più istintiva di se stessa, il potere “dell’utero,della grotta, della Sorgente” con il quale ogni donna dovrebbe sintonizzarsi. Il culto di Atena si afferma…le donne vengono pian piano addomesticate. La Grecia ellenica è pienissima di miti che tendono a cancellare i culti o simboli della Grande Mater del passato per far si che si affermi “un nuovo tipo di femminile”.



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