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Autore Topic: Necronomicon  (Letto 2000 volte)

Nihal

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Necronomicon
« Risposta #30 il: Giugno 27, 2004, 09:44:47 pm »
Emrys, non posso che essere d'accordo. Resta comunque un testo interessante.
A proposito di Agrippa sai consigliarmi qualche edizione decente dei tre libri?
Anche in inglese va bene-
La versione in ipertesto mi fa venire il mal di testa...

Alidicenere, intendi il sito del GOI?

tornando al topic
resta comunque interessante al necronomicon perchè in fondo è un esempio di che groviglio di rovi sia l'esoterismo.
Non nascondo che il libro dell'arabo ha affascinato anche me, specie quando trovai una versione in italiano edita dalla atanor..
fatta davvero bene.
Il giochino intellettuale dello pseudobiblia è comune e il filone dell'occulto prolifera di libri mitici, falsi, apocrifi e mai scritti.
A propò..ma il libro di toth non rientra fra questi? ho un vuoto di memoria.
 

Ramed

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Necronomicon
« Risposta #31 il: Giugno 28, 2004, 12:16:33 pm »
La cosa mi ha incuriosito ed ho fatto una piccola ricerca...
Posto qualcosa che ho trovato, ma non saprei dire nulla circa l'attendibilità delle informazioni storiche.
Citazione
1 Storia e cronologia del Necronomicon.
Il titolo originale dell'opera è Al Azif: ?Azif? è l'allocuzione usata dagli arabi per indicare gli strani suoni notturni (dovuti agli insetti) che si supponevano essere l'ululato dei dèmoni.

L'autore è Abdul Alhazred, un poeta folle di Sanaa, capitale dello Yemen, che si dice sia vissuto nel periodo dei Califfi Ommaiadi, nell'ottavo secolo dopo Cristo. Fece molti misteriosi pellegrinaggi tra le rovine di Babilonia e le catacombe segrete di Memphis, e trascorse dieci anni in completa solitudine nel grande deserto dell'Arabia meridionale il Raba El Khaliyeh, o ?Spazio vuoto? degli arabi antichi, e Dahna, o ?Deserto Cremisi? dei moderni, ritenuto dimora di spiriti maligni e mostri mortiferi. Di questo deserto coloro che pretendono di averlo attraversato, narrano molte strane ed incredibili meraviglie.

Nei suoi ultimi anni Alhazred abitò in Damasco, dove venne scritto Al Azif, e del suo trapasso o scomparsa (nel 738 d.C.) si raccontano molti particolari terribili e contraddittori. Riferisce Ibn Khallikan (un biografo del dodicesimo secolo), che venne afferrato in pieno giorno da un mostro invisibile e divorato in maniera agghiacciante di fronte un gran numero di testimoni gelati dal terrore.

Anche la sua follia è oggetto di molti racconti. Egli affermava di aver visitato la favolosa Irem, la Città dalle Mille Colonne, e di aver trovato fra le rovine di un innominabile villaggio desertico le straordinarie cronache ed i segreti di una razza più antica dell'umanità. Non seguiva la religione musulmana ma adorava delle Entità sconosciute che si chiamavano Yog e Cthulhu.

Intorno all'anno 950, l'Al Azif, che era stato diffuso largamente, anche se in segreto, tra i filosofi dell'epoca, venne clandestinamente tradotto in greco dall'erudito bizantino Teodoro Fileta, col titolo di Necronomicon, cioè, letteralmente: ?Libro delle leggi che governano i morti?.

Per un secolo favorì innominabili esperienze, finché non venne soppresso e bruciato intorno al 1050 dal vescovo Michele, patriarca di Costantinopoli. Dopo di ciò il suo nome fu solo furtivamente sussurrato ma, nel tardo Medioevo (1228), il danese Olaus Wormius ne fece una traduzione latina, basata sulla versione greca di Fileta, che vide la stampa due volte: una alla fine del quindicesimo secolo, in caratteri gotici (evidentemente in Germania); poi nel diciassettesimo (probabilmente in Spagna).

Entrambe le edizioni sono prive di qualsiasi segno di identificazione, e possono essere localizzate nel tempo e nello spazio solo in base a considerazioni riguardanti il tipo di stampa.

L'opera, sia in latino che in greco, venne posta all'indice nell' Index Expurgatorius sin dal 1232 da papa Gregorio IX, cui era stata mostrata l'edizione di Wormius. A quell'epoca l'originale arabo era già andato perduto, come mostra la prefazione alla prima versione latina (vi è tuttavia un vago indizio secondo cui una copia segreta sarebbe apparsa a San Francisco in questo secolo, e sarebbe andata distrutta nel famoso incendio del 1906).

Nessuna notizia si ebbe più della versione greca - che fu stampata in Italia fra il 1560 e il 1570 - fino al resoconto del rogo cui fu condannato nel 1692 un cittadino di Salem con la sua biblioteca. Una traduzione in inglese fatta dal dottor John Dee intorno al 1580, non venne mai stampata, ed esiste solo in alcuni frammenti ricavati dal manoscritto originale.

Delle versioni latine attualmente esistenti, una (del quindicesimo secolo) è custodita nel British Museum, mentre un'altra (del diciassettesimo secolo) si trova nella Bibliothèque Nationale a Parigi. Altre edizioni del diciassettesimo secolo sono nella Widener Library ad Harvard, nella biblioteca della Miskatonic University ad Arkham e presso l'università di Buenos Aires. Comunque esistono certamente numerose altre copie presso dei privati ed in proposito circola con insistenza la voce che un esemplare del testo in caratteri gotici del quindicesimo secolo faccia parte della collezione privata di un celebre miliardario americano.

Sembra che anche presso la famiglia Pickman di Boston sia presente una copia del testo greco stampato in Italia nel sedicesimo secolo: se è vero, questa è comunque certamente svanita insieme col pittore R. U. Pickman di cui si sono perse le tracce dal 1926.

Il libro è posto all'indice da tutte le religioni del mondo. La sua lettura determina conseguenze terribili. Si dice che sia appunto da vaghe notizie su quest'opera (della cui esistenza una ben piccola parte della gente è al corrente), che lo scrittore R. W. Chambers abbia tratto spunto per il suo celebre romanzo The King in Yellow, il cui filo conduttore dell'opera è un libro iniziatico la cui lettura provoca follia.

In conclusione, a quanto pare il libro esiste e come...
Ma, ovviamente, la sua storia è avvolta dal mistero :rolleyes:  che, inevitabilmente, ha alimentato differenti teorie e/o "leggende"...
 

Emrys

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Necronomicon
« Risposta #32 il: Giugno 28, 2004, 12:39:39 pm »
Citazione
Emrys, non posso che essere d'accordo. Resta comunque un testo interessante.
A proposito di Agrippa sai consigliarmi qualche edizione decente dei tre libri?
Anche in inglese va bene-
La versione in ipertesto mi fa venire il mal di testa...

 
Del "De Occulta Philosophia" ho una vecchia edizione di Lipsia, con solo il testo originale, recuperata da un rigattiere per poche sterline (dell'epoca!) perché la rilegatura era interamente rifatta, e pure da cani...

In italiano ne era uscita una versione, una decina di anni fa, presso un piccolo editore milanese...ricordo che due mesi fa, appena tornato in Italia, ne avevo visto un intero stock alle Librerie Riunite, scontato al 50%...

Di edizioni in inglese, però, conosco solo quella divugata in rete da un sito specializzato nel settore, di cui non sono sicuro di ricordare il nome...

Mi spiace di non poterti essere maggiormente d'aiuto...  

Nihal

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Necronomicon
« Risposta #33 il: Giugno 28, 2004, 12:51:19 pm »
c'è quella della Llewellyn  con i commenti di Donald Tyson


magari prendo questa

AliDiCenere

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Necronomicon
« Risposta #34 il: Giugno 28, 2004, 12:51:47 pm »
Intendete Cornelio Agrippa?

Trovare i suoi libri non è difficile, e per una trentina di euro mi son portato a casa tutto il trattato.

E' bello diviso in magia Natura, Celeste, Cerimoniale....

E' il primo libro di magia su cui posai gli occhi anni fa...

Anche se a quanto pare (anche se le informazioni sono sempre prese da un libro della non affidabile fanucci) certi caratteri planetari del necronomicon sono stati presi da quell'opera.

Ma scusate però la fanucci si è proprio inventata tutto...

Ha pubblicato un'altro libro, con tanto di rituali e incantesimi in cui vantava il ritrovamento della tomba dell'arabo con alcune parti addizionali al Necronomicon...

Adesso voglio finire di leggere questo libro, poi voglio prendermi anche Necronomicon Storia di un libro che non c'è.

Almeno mi potro mettere l'anima in pace.

Quote
Alidicenere...perché non provi a studiare mikkyo o il suo "figlio", lo shugendo? E' una dottrina esoterica molto ma molto interessante...e di notevole spessore filosofico...

Dove posso trovare informazini? Qualche libro sito documento ecc?


Comunque sempre secondo fonti  prese da internet il Necronomicon è custodito gelosamente nella bilbioteca vaticana e in altre biblioteche in giro per il mondo. Tutte le varie correnti religoise sono d'accordo nel nascondere il libro Blasfemo.

Mi sa un po' di Piano alla Umberto eco....


AliDc


 

Nihal

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Necronomicon
« Risposta #35 il: Giugno 28, 2004, 12:55:31 pm »
sisi è lui alidicenere!

a proposito...
non leggere il pendolo di foucault è un peccato davvero!
io mi sono divertito come un matto a trovare tutti i riferimenti (e sono tantissimi) nascosti o meno nel libro.
UN MUST.
L'ho divorato.
« Ultima modifica: Giugno 28, 2004, 12:59:56 pm di Nihal »

AliDiCenere

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Necronomicon
« Risposta #36 il: Giugno 28, 2004, 01:21:41 pm »
Credo che avendo la forza di farlo, le citazioni a inizio capitolo siano unottima pista da seguire per imparare qualcosa...

Anche io però l'ho diverato quel libro...
Come descrive lui le cose non le fa nessuno...
E' ipnotico... Forse tal volta un po' prolisso:-)

Offline Vanth

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Necronomicon
« Risposta #37 il: Giugno 28, 2004, 05:08:37 pm »
Citazione
Posto qualcosa che ho trovato, ma non saprei dire nulla circa l'attendibilità delle informazioni storiche. (...) Altre edizioni del diciassettesimo secolo sono nella Widener Library ad Harvard, nella biblioteca della Miskatonic University ad Arkham(...)In conclusione, a quanto pare il libro esiste e come...

L' attendibilità della fonte viene rivelata da questo particolare: la città di Arkham, nella cui Miskatonic University sarebbe custodita una copia del diciattesimo secolo del Necronomicon, non esiste. Quanto hai trovato è la genealogia del libro secondo Lovecraft...
Vanth
"...there are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in thyne philosophy..."

Tuan

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« Risposta #38 il: Giugno 28, 2004, 06:58:07 pm »
La prima volta in cui il Necronomicon compare è nel racconto di Lovecraft "La città senza nome", del 1921.
Furono in molti in seguito a ritenerlo un libro autentico, ma lo stesso Lovecraft, in una lettera, si chiedeva come ciò potesse essere, essendo esso tutta una sua invenzione., così come l'arabo pazzo Abd Al Azrad che lo scrisse.

Emrys

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« Risposta #39 il: Giugno 28, 2004, 11:49:29 pm »
Citazione

Dove posso trovare informazioni? Qualche libro sito documento ecc?


 
Autorizzato da Kisha, ti pubblico un primo indirizzo web...

Allora...il miglior sito di introduzione al mikkyo è www.shingon.org , sponsorizzato dai monaci buddisti del Koya-san (tra l'altro, l'ultima volta che ci sono stato ho conosciuto uno degli autori, che è anche un fedele di Kannon Bosatsu, nel suo aspetto femminile, e di Tara...insomma, una sorta di wiccan buddista! ;) )...

Sullo shugendo il materiale è sparso e raro, soprattutto in lingua occidentale...

Penso ti convenga cercare in rete e in biblioteca, armato di pazienza. Tra parentesi, anni fa (1970x?) uscì un'enciclopedia di storia delle religioni molto ma molto autorevole...in cinque tomi, molto ben fatta.

Più in generale, se non ricordo male c'è un paragrafo interessante sul mikkyo nel capitolo che Fosco Maraini ha dedicato alle religioni giapponesi, nell'Enciclopedia curata dal Filoramo (Laterza, Roma-Bari 1997) - ma ti conviene cercarlo in biblioteca, il librone da solo costava più di 35 € quando l'ho preso io, due anni fa...

Buona lettura!
 

Ramed

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Necronomicon
« Risposta #40 il: Giugno 29, 2004, 11:10:28 am »
Citazione
Quanto hai trovato è la genealogia del libro secondo Lovecraft...
Grazie per avermelo detto.

Il sito in cui ho trovato quel materiale diceva palesemente che si trattava di dati storici reali.
Non ne so nulla di Necronomicom o di Lovercraft, ma mi sembrava una storia troppo "misteriosa"...

alfar

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Necronomicon
« Risposta #41 il: Luglio 01, 2004, 04:28:31 pm »
Per rispondere ad un post di inizio topic...
Negromante e' sinonimo di mago (praticante le arti oscure)
Necromante e' un neologismo da gioco di ruolo e identifica una classe di mago

Offline Vanth

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« Risposta #42 il: Luglio 01, 2004, 07:16:15 pm »
Citazione
Negromante e' sinonimo di mago (praticante le arti oscure)
Necromante e' un neologismo da gioco di ruolo e identifica una classe di mago
Oops... questo mi era sfuggito.
In realtà non è esattamente così... anche se si ha più familiarità con l' arcaico "negromante", il termine esatte è proprio "necromante", dal greco "necros", morto e "mantein" (ps, vado a memoria), divinare, ossia colui che trae divinazioni interrogando le anime dei trapassati. Negromante è una deformazione medioevale giustificata da un suono più "rotondo" in italiano.
Vanth
"...there are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in thyne philosophy..."

alfar

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Necronomicon
« Risposta #43 il: Luglio 02, 2004, 04:13:36 am »
B) Ecco una sana informazione....

Sono secoli che da giocatore di ruolo, parlando di magia (in senso lato) vengo rimbeccato dai miei amici che "HANNO FATTO IL CLASSICO!!! :rolleyes: )"

"NON si dice necromante ma negromante..."

Adesso li sistemo io..... Grazie Vanth

Fibel

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Necronomicon
« Risposta #44 il: Luglio 07, 2004, 12:13:26 pm »
mah io ho provato a fare una semplice ricerchina in rete.....
questo il risultato

NECRONOMICON
 


Il titolo originale dell’opera è Al Azif: Azif è l’allocuzione usata dagli Arabi per indicare gli strani suoni notturni provocati dagli insetti, ma che essi invece attribuivano all’ululato dei dèmoni.

L’autore è Abdul Alhazred, un poeta folle di Sanaa, capitale dello Yemen, che si dice sia vissuto nel periodo dei Califfi Ommaiadi, nell’Ottavo Secolo dopo Cristo. Fece molti misteriosi pellegrinaggi tra le rovine di Babilonia e le catacombe segrete di Memphis, e trascorse dieci anni in completa solitudine nel grande deserto dell’Arabia Meridionale, il Raba El Khaliyeh, o «Spazio vuoto» per gli arabi antichi, e Dahna, o «Deserto Cremisi» per gli arabi moderni; il deserto Cremisi era ritenuto dimora di spiriti maligni e di mostri, e coloro che raccontano di averlo attraversato, narrano strane ed incredibili meraviglie.

Nei suoi ultimi anni Alhazred abitò in Damasco, il luogo dove venne scritto Al Azif, della morte del suo autore, o meglio dire della sua “scomparsa” nel vero senso del termine, avvenuta intorno al 738 d.C., si raccontano molti particolari terribili. Un biografo del Dodicesimo Secolo, Ibn Khallikan, scrive che l’autore del Necronomicon venne afferrato in pieno giorno da un mostro invisibile e divorato di fronte un gran numero di testimoni terrorizzati; ma anche la sua follia è oggetto di molti racconti. Affermava di aver visitato la favolosa Irem, la Città dalle Mille Colonie, e di aver trovato fra le rovine di un villaggio desertico le straordinarie cronache ed i segreti di una razza più antica dell’umanità. Non seguiva la religione musulmana, ma adorava delle Entità sconosciute che si chiamavano Yog e Cthulhu.

Intorno all’anno 950, l’Al Azif, che era stato diffuso largamente, anche se in segreto, tra i filosofi dell’epoca, venne clandestinamente tradotto in greco dall’erudito bizantino Teodoro Fileta, col titolo di Necronomicon, cioè, letteralmente: “Libro delle leggi che governano i morti”.

In seguito il libro venne bandito e bruciato nel 1050 dal Vescovo Michele, patriarca di Costantinopoli; solo nel tardo Medioevo (1228), il danese Olaus Wormius ne fece una traduzione latina, basata sulla versione greca di Fileta, che venne stampata due volte: una alla fine del Quindicesimo Secolo, in caratteri gotici, ed una nel Diciassettesimo, probabilmente in Spagna.

Entrambe le edizioni sono prive di qualsiasi segno di identificazione, e possono essere localizzate solo in base alle deduzioni rispetto al tipo di stampa.

L’opera, sia in latino che in greco, venne posta all’indice nell’Index Expurgatorius sin dal 1232 da Papa Gregorio IX, cui era stata mostrata l’edizione di Wormius. A quell’epoca l’originale arabo era già andato perduto, come mostra la prefazione alla prima versione latina, tuttavia si narra di una copia segreta apparsa a San Francisco in questo secolo, e andata distrutta nel famoso incendio del 1906.

Nessuna notizia si ebbe più della versione greca stampata in Italia fra il 1560 e il 1570; successivamente, una traduzione in inglese fatta da John Dee; intorno al 1580, non venne mai stampata ed esiste solo in alcuni frammenti ricavati dal manoscritto originale.

Delle versioni latine attualmente esistenti, quella del Quindicesimo Secolo è custodita nel British Museum, mentre l’altra del Diciassettesimo Secolo si trova nella Bibliothèque Nationale a Parigi. Altre edizioni del Diciassettesimo Secolo sono nella Widener Library ad Harvard, nella biblioteca della Miskatonic University ad Arkham e presso l’Università di Buenos Aires. È fuor di dubbio che possano esistere altre numerose copie presso collezionisti privati, ed in questo senso è insistente la voce secondo la quale una copia stampata in caratteri gotici nel Quindicesimo Secolo, farebbe parte della collezione privata di un celebre miliardario americano.

Sembra che anche presso la famiglia Pickman di Boston sia presente una copia del testo greco stampato in Italia nel Sedicesimo Secolo: se è vero, questa è comunque certamente svanita insieme col pittore R. U. Pickman del quale si persero le tracce nell’anno 1926.


 

 

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